La calendula (Calendula officinalis), detta anche fiore di San Pietro, fiore di ogni mese, fiorrancio o garofano di Spagna, è una pianticella erbacea della famiglia delle Composite, alta circa 60 cm. Il fusto, eretto, angoloso, con ramificazione che partono sin dalla base, ha foglie vellutate alterne e mancanti del picciolo. Quelle superiori sono oblunghe e a forma di spatola, piuttosto tenere e di colore verde chiaro, mentre quelle basali sono lanceolate. Ma la calendula si distingue per i suoi fiori, dai grandi capolini solitari di colore giallo arancio. La fioritura della specie coltivata è più abbondante, mentre quella della specie selvatica è più aromatica. I frutti sono acheni grigiastri con con due punte sul dorso e sormontati da un ciuffo di peli.

CALENDULA: I FONDAMENTALI

La calendula è una pianta diffusa in tutta l’area mediterranea e nella fascia temperata. Specie molto rustica, cresce in qualsiasi terriccio, preferibilmente permeabile e in posizione soleggiata. E’ facile trovarla nei campi, nelle vigne, nei giardini… Si semina in autunno per ottenere una fioritura anticipata e piante più robuste; nelle regioni settentrionali la semina si effettua invece in primavera. Le parti della pianta utilizzate sono le foglie e i fiori, la cui raccolta si effettua in primavera-estate. Ottimale è l’uso fresco della pianta; se invece si vogliono conservare le foglie e i fiori (che devono essere raccolti nel periodo di massima fioritura) si devono fare asciugare all’ombra e poi riporre in sacchetti di tela con barattoli di vetro al riparo della luce.

UN ANTICO SURROGATO DELLO ZAFFERANO

L’infiorescenza giallo-arancione di questa pianta è facilmente individuabile nei giardini per tutto il periodo estivo e autunnale e, nelle annate più miti, anche durante l’inverno; il nome “calendula”, del resto, deriva dal latino calendae, termine con il quale si indicava il 1º giorno del mese, proprio a significare che i fiori di questa pianta si rinnovano di continuo. Originaria probabilmente dell’area mediterranea, la calendula era molto nota ai Romani, che la usavano soprattutto come sostituto dello zafferano. Quest’ultimo, infatti, era molto costoso, e solo pochi privilegiati potevano permettersi di usarlo per insaporire le vivande.

IMPIEGHI OFFICINALI DAL MEDIOEVO ALL’OTTOCENTO

Fu a partire dal medioevo che la calendula iniziò a essere apprezzata per le sue virtù salutari: Carlo Magno la incluse tra le piante da coltivare presso i giardini officinali del suo vasto regno. Alcuni secoli più tardi santa Ildegarda, erborista e studiosa tedesca, la consigliava nella cura della tigna, per disturbi nell’intestino e al fegato, nel caso di punture di insetti e morsi dei serpenti. Intorno al ’600 la calendula era così apprezzata, che i farmacisti erano costretti a conservarne grossi quantitativi nelle loro botteghe, per soddisfare la sempre crescente richiesta. Nei secoli successivi la pianta ebbe largo impiego soprattutto nel trattamento delle verruche.

UN FIORE PER BAROMETRO E PER GENERARE L’AMORE

Grazie al suo fiore la calendula ha riscosso da sempre molto successo come pianta ornamentale. Ma nei secoli passati fu coltivata anche per la sua funzione di “barometro” naturale: già nel medioevo, infatti, era stato notato che il fiore si apriva all’alba solo quando l’aria era perfettamente asciutta (e quindi probabilmente non avrebbe piovuto). Secondo invece un’antica usanza germanica, le ragazze erano solite piantare la calendula nelle orme lasciate dall’amato: siccome la pianta ha una fioritura assai prolungata, si riteneva che così facendo l’affetto tra i due innamorati non si sarebbe mai spento.