Il dragoncello (Artemisia dragunculus) è una piaticella rustica perenne della famiglia delle Composite, che può raggiungere fino a 1 metro d’altezza. Conosciuta anche come dragone, estragone, stregone, seprentaria o stragonsel, si è guadagnato la sua fama in tempi antichi come antidoto ai morsi dei serpenti, ma i suoi usi vanno ben al di là di questo.

DRAGONCELLO: I FONDAMENTALI

Il dragoncello si può riconoscere per il suo fusto eretto, liscio, verde e ramificato, e le foglie lineari e lanceolate, intere, di colore verde biancastro, molto aromatiche. I fiori sono dei capolini dello stesso colore delle foglie, raccolti in grappoli, che compaiono in estate. I frutti (acheni) sono provvisti alla sommità da un ciuffo di peli. La pianta è originaria della Siberia, e in Italia non esiste allo stato spontaneo. E’ però di facile coltivazione e si riproduce per divisione dei cespi nel periodo tra l’autunno e la primavera. Se ne utilizzano sia le foglie che le sommità fiorite. Entrambe si conservano in sacchetti dopo averle essiccate all’ombra in un luogo ventilato.

UN ANTIDOTO CONTRO I MORSI DEI SERPENTI

I greci erano soliti masticare il dragoncello per lenire il mal di denti, e lo impiegavano come erba digestiva e stimolante dell’appetito (anche se in verità la diffusione di questa pianta nel mondo occidentale restò a lungo sporadica). Convinti che potesse immunizzare dalla peste, gli arabi tennero in grande considerazione questa pianta e furono proprio loro a diffonderla in Europa nel XIII secolo. In Spagna il dragoncello si guadagnò una discreta fama come antidoto contro il morso dei serpenti velenosi (in effetti pare che il nome della pianta sia strettamente legato a questa presunta proprietà: il termine arabo tarkoum -  vicino al greco drakontion e al latino dracunculus -  significa infatti piccolo dragone o piccolo serpente).

Secondo altri autori il nome si ispirerebbe invece alle notevoli e sinuose radici della pianta, simile nell’aspetto a dei serpenti. Ma, del resto, le due teorie non sono in contrasto, perché fu proprio osservando quelle radici così particolari che la medicina medievale (che cercava sempre nelle erbe una caratteristica evidente che ne suggerisce le proprietà curative) attribuì al dragoncello la magica virtù di fungere come antidoto.

UN CONDIMENTO CHE ELIMINA IL SALE DALLA DIETA

Dalla Spagna il dragoncello si diffuse poi nelle altre aree europee perdendo sempre più rapidamente la sua fama come erba medicamentosa, ma guadagnando consensi come condimento, grazie al suo aroma ricco e inconfondibile. Questa pianta può risultare assai preziosa per quelle persone che, per questione di salute, sono costrette a consumare cibi privi di sale: e il dragoncello ha infatti in sé qualcosa del sale, del pepe e dell’aceto, e costituisce perciò un condimento completo e assai appetitoso.

USI OFFICINALI E ALIMENTARI DEL DRAGONCELLO

Nonostante la tradizione officinale di questa pianta, l’uso farmacologico del dragoncello decadde nel XVI secolo, e da allora venne per molto tempo utilizzato solo in ambito alimentare. Condimento oggi apprezzato in modo particolare dei francesi, il dragoncello è usato per produrre un famoso aceto aromatico (vinaigre à l’estragon), e anche per condire carni, pesci e minestre di verdura.