Una volta non c’era sentiero o muretto, nei boschi decidui e nelle campagne, che fosse privo di un arbusto spinoso, quasi sempre inserito in siepi miste assieme ad altre specie arbustive, fra le quali però si distingueva per il profumo intenso dei suoi piccoli fiori. Si tratta del biancospino, usa l’Italia peninsulare e urlare, dal mare alle donne collinari e montane, raggiunge talora le dimensioni di 1 albero vero e proprio 1 deve confondere con il prugnolo selvatico, in uso in primavera di minuscoli fiori bianchi.

Questo secondo arbusto, a differenza del primo, fiorisce prima di emettere le foglie e perde assai facilmente i petali, se solo leggermente scrollato.  Entrambe le specie sono considerate molto decorative e da comporre e ornamentali.

Peccato che il biancospino non venga tutt’ora utilizzato, in campagna o attorno agli orti!  Potrebbe benissimo sostituire i reticolati, che non proteggono il suolo quanto le siepi vive e discretamente compatte, si direbbe anche il luogo ideale per la nidificazione dei passeracei.

NOTE BOTANICHE

Il biancospino (Crategus oxyacantha) nella famiglia delle Rosacee e presenta numerose varietà, tra le quali va ricordata in particolare la varietà monogyna, di grande utilità ornamentale, con foglie profondamente lobate e lisce contenenti un solo nocciolo.

L’alberello, che può raggiungere i 500 anni di vita, è dotato di lunghe spine e di 1 legno durissimo; la corte sa, 1ª grigiastra, liscia e lucente, si fa ora la, con piccole incisioni aulenti celle nella pianta adulta. Le foglie, caduche  è di consistenza coriacea, hanno da 3 a 5 lobi poco profondi e finemente dentati. I fiori, bianchi e a volte anche rosati, sono raccolti in corimbi semplici composti ed hanno caratteristico profumo  un po’ acre.

I frutti sono piccole drupe rosse, rotonde e farinose, contenenti 2-3 noccioli, di cui gli uccelli sono ghiottissimi (semi di biancospino sono stati ritrovati i resti di insediamenti palustri). Il loro sapore dolce, ma piuttosto insipido.