Quand’ero bambina, vivevo in un quartiere residenziale in costruzione, dove lorri di terreno non erano ancora stati costruiti, e dove i bambini del quartiere andavano a giocare dopo la scuola. Era lì che potevamo guardare e giocare – nonostante le raccomandazioni dei grandi – con i papaveri, i fiori dal tipico colore rosso acceso e dal profumo inconfondibile.

Il papavero (Papaver rhoeas), noto anche con i nomi popolari di bambagelle, marusola, patata rossa, petruccia, podestà o rosolaccio, è una pianticella erbacea perenne della famiglia delle Papaveracee, alta fino a 60 cm e con il busto ramificato coperto di peluria. Le foglie del papavero sono dentellate, spesso divise, e terminano con un pelo. I fiori, generalmente rossi (ce ne sono anche di viola, rosa o bianchi), hanno una macchia scura di forma quasi rotonda alla base dei petali, che sono in numero variabile da 4 fino a 10. I suoi frutti sono delle capsule poricide, che contengono un numero molto alto di semini nerastri, sulle cui proprietà le leggende non mancano.

PAPAVERO: I FONDAMENTALI

Il papavero è una pianticella infestante dei campi di grano e negli incolti. Cresce dal livello del mare fino a 1500 metri di altitudine. Ne esistono molte varietà e ibridi che vengono coltivate nei giardini a scopo ornamentale. Si semina direttamente in piena terra in marzo-aprile oppure a ottobre; nel secondo caso occorre, durante il periodo invernale, proteggere le piantine dalle gelate. Del papavero si utilizzano i petali, le foglie e i semi. Le foglie e i petali vanno raccolti in periodo di piena fioritura, i semi a maturazione. Per la conservazione, le foglie si essicano all’ombra e si ripongono in sacchettini di carta; i petali, che si staccano con molta facilità, vanno rimossi senza togliere la capsula che continua la sua maturazione, e dopo averli stesi in sottili strati in un posto ventilato caldo,  si fanno essiccare rimuovendoli spesso per evitare che si appiccichino tra loro, poi si ripongono in barattoli al riparo dall’umidità. I semi si prelevano dalle capsule completamente mature, e, dopo averli fatti asciugare all’aria, si conservano in barattoli di vetro.

I POTENTI EFFETTI NARCOTICI DEL PAPAVERO

Uno degli spettacoli più affascinanti che la campagna ci offre all’inizio dell’estate è costituito dai campi di grano accesi dal rosso dei papaveri: per gli agricoltori la cosa non è granché piacevole visto che il papavero altro non è che un’erba infestante, ma si tratta comunque di una visione di rara bellezza. Il nome del papavero deriva dal celtico papa, cioè pappa, e fa riferimento all’usanza di mescolare il succo della pianta alla pappa dei bambini piccoli per farli stare tranquilli e procurare loro lunghi sonni: è infatti noto che il papavero contiene l’oppio, potente droga dagli effetti narcotici. La capacità di questa pianta di fungere da efficace sonnifero è stata ampiamente sfruttata presso tutte le civiltà antiche; si pensa che essa fosse già nota in epoca preistorica, se è vero che in alcuni ritrovamenti archeologici sono venuti alla luce resti di uomini che avevano chiaramente ingerito fiori di papavero. In ogni caso la diffusione di questa pianta deve aver avuto inizio in epoche assai remote, visto che probabilmente essa è avvenuta in coincidenza con quella dei cereali. In alcune tombe egiziane sono stati rinvenuti esemplari di papavero, e il filosofo greco Teofrasto, nel IV secolo avanti Cristo, riferiva dell’usanza di mangiare al mattino foglie di rosolaccio.

TARQUINIO IL SUPERBO E GLI “ALTI PAPAVERI”

Nella lingua corrente si parla di “alti papaveri” per indicare le personalità di rilievo. Questo modo di dire deriva da un episodio storico che si confonde nella leggenda: si racconta infatti che un giorno Tarquinio il Superbo, uno dei 7 re di Roma noto per la sua crudeltà, indicò al figlio Sesto un modo sicuro per conquistare la città di Gabi. Secondo Tarquinio sarebbe stato sufficiente uccidere senza pietà le più alte autorità del luogo. Per illustrare al figlio questo sanguinario concetto, Tarquinio sguainò la spada e, avvicinatosi a un angolo del terreno dove cresceva il grano, tagliò di netto le corolle dei papaveri più alti.