Una pianta molto nota perché molto frequente lungo le strade, nei prati e nei campi è la piantaggine, chiamata anche “piantonega” dai contadini di alcune vallate, talmente resistente da riuscire a crescere addirittura nelle crepe dell’asfalto, sull’autostrada e sui marciapiedi.

ANTICHI USI ERBORISTICI DELLA PIANTAGGINE

Fin dall’antichità la piantaggine è stata sempre considerata una pianta curativa sia per l’uso esterno che per uso interno. La gente delle campagne, per alleviare il mal di denti, usava riempirsi le orecchie con le sue radici grattugiate; un’altra usanza era quella di utilizzare le foglie per curare le congiuntiviti e varie affezioni degli occhi.

Questa benefica pianta, descritta ed esaltata in tutti gli antichi erbari, è sempre servita per preparare decotti contro le infiammazioni dell’intestino e per fare cataplasmi (con le foglie ben pestate) da applicare su piaghe, punture di insetti, ferite e contusioni; inoltre, con i semi polverizzati, si sanavano le ulcere delle gambe.

LA PIANTAGGINE: I FONDAMENTALI

Della piantaggine (Plantago officinalis) esistono numerose specie in tutta Europa; molto comuni in Italia sono la maggiore (Plantago maior), la lanceolata (Plantago lanceolata) e intermedia (Plantago intermedia), ritenute piante infestanti nei terreni e nei prati coltivati.

Il nome Plantago trae origine dal latino planta, ossia pianta (del piede) per la forma delle foglie che, in alcune specie, è simile all’impronta di un piede.

La piantaggine è un’erbacea perenne dotata di un corto rizoma con numerose radichette; dal rizoma si innalza una larga rosetta di foglie allungate (più o meno, a seconda delle varietà), ovali o ellittiche, con nervature che partono dal picciolo e si mantengono quasi parallele al margine riunendosi quindi insieme all’apice.  Sopra le foglie sporgono lunghi steli dritti recanti infiorescenze a spiga con moltissimi fiorellini: questi si trasformano in capsule contenenti numerosi semi di cui sono particolarmente ghiotti gli uccelli.

La piantaggine cresce un po’ ovunque, dal mare alla montagna, fino a 2000 m d’altitudine, nei prati asciutti, nei terreni aridi e incolti e nei campi coltivati.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE E USI DELLA PIANTAGGINE

La piantaggine contiene mucillagini, tannino, sali minerali e glucidi, ed è depurativa, diuretica, emolliente, espettorante, cicatrizzante e antinfiammatoria.

L’infuso delle sue foglie è depurativo del sangue (30 g in 1 l d’acqua) ma giova anche ai polmoni, ai bronchi e allo stomaco. Il decotto, ottenuto mettendo a bollire 50 g di semi in 1 l d’acqua, lenisce il mal di gola e le infiammazioni delle mucose orali, bronchiali e intestinali. Il macerato di foglie (50 g circa per ogni litro d’acqua: fate bollire per 1 minuto e lasciate riposare per tutta la notte) è utile, così come l’infuso, sia per l’uso interno, da bere a tazze (da 2 a 4) nell’arco delle 24 ore, che per gargarismi e sciacqui alla bocca nelle laringiti e nelle nevralgie dentarie, e ancora per lavaggi oculari.

Un ottimo ricostituente, umile ma molto efficace, si ottiene con il decotto di semi fatto bollire 2 ore (100 g in 3 l d’acqua); si aggiunge poi una manciata di bacche di ginepro frantumate e si fa bollire ancora 5 minuti. Per curare le emorroidi e per le ferite è consigliabile anche l’unguento ottenuto unendo alla piantaggine tritata dell’olio o del burro; ugualmente valido è anche il succo della pianta stessa.

Gli estratti acquosi di piantaggine hanno proprietà idratanti e si usano in maschere e creme per pelli secche e parzialmente disidratate.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE DELLA PIANTA

Per gli usi terapeutici in generale si utilizzano la pianta intera, le foglie, le radici e i semi. Le foglie si raccolgono in primavera alla fioritura; le radici tutto l’anno; i semi quando sono ben maturi e con tempo asciutto. Le foglie vanno essiccate all’ombra e conservate in sacchetti di carta o di tela; i semi, ottenuti dopo aver reciso le spighe e averle seccate rapidamente al sole, vanno setacciati per eliminare le impurità e conservati in vasi di vetro al riparo dall’umidità.

LA PIANTAGGINE IN CUCINA

Le foglie fresche, soprattutto quelle tenere, sono ottime nelle insalate, essendo ricche di vitamine A e C; cotte, danno sapore alle minestre.