La santoreggia (Satureja montana), anche chiamata basilico selvatico, erba acciuga, erba cerea, falso timo o savoreggia, è una pianticella perenne, alta una quarantina di centimetri, della famiglia delle Labiate. Il fusto eretto, lignificato alla base, è molto ramificato ed ha una corteccia che tende al rossiccio. I suoi fiori, che compaiono da luglio a ottobre, sono piccoli e bianchi, rosa o lilla, posti all’attaccatura delle foglioline lancelolate. Produce dei frutti piccoli e di forma ovale, che però non si utilizzano in erboristeria. La fama di questa pianticella risale ai tempi antichi, soprattutto per le sue proprietà afrodisiache

SANTOREGGIA: I FONDAMENTALI

Diffusa sia in Asia e in Europa, la santoreggia cresce nei luoghi aridi e assolati, in pietraie e zone rocciose delle colline e delle zone montane fino a 1500 m di altitudine. Il sistema più semplice di riproduzione è per divisione dei cespi ma si può moltiplicare anche per talea, prelevando in maggio talee di 5 cm dai rami più giovani; dopo averle fatte radicare in torba e sabbia, si trapiantano a dimora la primavera successiva. Le parti utilizzate sono le foglie e i rametti fioriti. Le foglie da usare fresche si raccolgono per tutto l’anno. Quelle da conservare si raccolgono in piena estate, quando sono più ricche di oli essenziali. I rametti fioriti si raccolgono durante la fioritura. Per la conservazione, le foglie si staccano dalla pianta e si lasciano essiccare all’ombra in sottili strati poi si conservano in barattoli; i rametti fioriti si fanno essiccare appesi all’ombra, legati in mazzetti, poi si ripongono in barattoli.

LE PROPRIETA’ AFRODISIACHE DELLA SANTOREGGIA

La fama della Santoreggia come afrodisiaco si diffuse in epoche molto antiche. Gli autori latini raccomandavano di non eccedere nell’uso di questa pianta, altrimenti l’effetto sarebbe stato quello di finire in balia degli istinti più sfrenati ed incontrollabili. Ancora nel medioevo la coltivazione della santoreggia fu proibita in molti monasteri, proprio per questa sua “inquietante” proprietà. In altri casi, invece, la virtù afrodisiaca della pianta fu ampiamente apprezzata e la santoreggia fu addirittura mescolata ad altre droghe che rendessero questa sua caratteristica ancora più accentuata. “Santoreggia” deriverebbe infatti la “satiro”, cioè quella mitica creatura dei boschi dalle sembianze metà umane e metà caprine la cui più pregnante caratteristica era la lussuria. Secondo invece altri studiosi l’origine del nome sarebbe da individuare nella sua diffusione in ambito culinario: santorreggia deriverebbe infatti dal latino saturejum, a sua volta proveniente da satura che significa salsa, mescolanza. La piantina era del resto sempre presente nei piatti appetitosi e nelle salse più saporite!

L’ERBA DEI FAGIOLI

Nell’antica Roma la santoreggia era spesso scelta come ingrediente per insaporire le vivande: i romani amavano a tal punto il sapore speziato di questa pianta -  simile a quello del timo, ma più deciso e amaro -  che la usavano con ogni tipo di piatto (anche se la prediligevano nella carne e nei legumi). I popoli germanici non consumavano mai i fagioli senza prima insaporirli con questa piantina, tanto che essa era da loro denominata “erba dei fagioli”.

I sassoni, in particolare, l’amavano al punto che -  dopo la conquista -  ne diffusero l’uso nella Bretagna: ancora oggi in Inghilterra la santoreggia è molto usata, tanto che il suo nome in inglese è savory cioè “saporita”: essa è infatti usata per dare aroma a moltissimi piatti e insalate.