Il peperoncino (Capsicum annuum), detto anche capsico, pepe comune, pepe d’India, pepe rosso o pimento, è una delle erbe esotiche che più hanno avuto successo in Europa, anche per la sua fama di erba afrodisiaca. Questa pianticella erbacea della famiglia delle Solanacee può essere annuale o perenne e raggiungere fino a un metro di altezza. Si riconosce per le sue bacche allungate di colore verde o rosso.

PEPERONCINO: I FONDAMENTALI

Originario dell’America meridionale, il peperoncino non esiste allo stato spontaneo ma viene coltivato ovunque per il suo largo impiego in cucina. Nei climi temperati si semina in primavera in piena terra, nei climi più freddi occorre seminarlo in cassetta a febbraio e poi trapiantarlo a dimora in aprile. Non richiede particolari cure colturali, ed essendo molto decorativo, è consueta la sua coltivazione anche in vaso sui terrazzi o nei giardini. La parte utilizzata della pianta è il frutto, che si raccoglie in agosto. per la conservazione si staccano i frutti e si infilano con del filo robusto o un piccolo spago a formare delle collane che si lasciano appese ad essiccare. Si conserva così legato o tagliato a pezzetti in barattoli di vetro.

UNA PIANTA VITTIMA DI PREGIUDIZI

Pur essendo fin da tempi antichissimi uno dei condimenti più diffusi in tutta l’Asia, il peperoncino rosso rimase quasi del tutto sconosciuto in Europa fino alla scoperta dell’America. Non troviamo dunque questo ingrediente presso le mense dei greci e dei latini, che ne facevano un uso piuttosto sporadico anche dal punto di vista curativo. Ma una volta scoperta, questa piantina ebbe un immediato successo, e la sua coltivazione si diffuse rapidamente in tutta Europa, dove fu apprezzata anche come pianta decorativa. Tuttavia le sue virtù salutari furono a lungo ignorate, soprattutto per un antico pregiudizio secondo il quale tutte le piante particolarmente piccanti sarebbero in qualche modo dannose per la salute dell’uomo, perché provocherebbero ulcere gastriche.

LA RIABILITAZIONE DEL PEPERONCINO

Bisogna arrivare fino al secolo scorso perché gli erboristi inizino a riconoscere le numerose capacità curative di questa pianta: fino ad allora veniva prescritta quasi esclusivamente come rimedio esterno contro il mal di denti. Si consigliava anche di spargere peperoncino nei calzini per scaldare i piedi in inverno, oppure di spolverizzarlo sulle mani dei bambini che si succhiavano il pollice o che si rosicchiavano le unghie. Dopo la guerra civile americana, invece, il peperoncino iniziò ad essere prescritto dai medici eclettici per i dolori artritici, indigestioni, tosse, febbre, stipsi, nausea e anche in casi di alcolismo.

UNA SPEZIA PICCANTISSIMA

Nel seicento si era diffusa la moda di aggiungere peperoncino rosso al tabacco da fiuto, per renderlo più piccante e forte. Tale consuetudine si rivelò in alcuni casi addirittura pericolosa: l’erborista Phillip Miller sconsigliò questa pratica precisando che essa poteva causare terribili attacchi di starnuti, così violenti da “ledere i vasi sanguigni del capo”. In effetti il sapore piccante del peperoncino può essere davvero molto pungente, ed è per questo che una piccola quantità della rossa polvere può essere sufficiente a trasformare un sugo in un intingolo.