Secondo un’indagine condotta da ricercatori dell’Imperial College di Londra e da un’Università di Washington, l’epatite sarebbe in grado uccidere un numero superiore di persone a quanto non farebbero altri gravi patologie quali Aids, malaria oppure tubercolosi. L’epatite, che può presentarsi di diversi tipi, è un’infezione virale che colpisce il fegato e che negli anni ha visto aumentare il numero delle vittime mietute.

Basta prendere come punto di riferimento i diciassette anni che vanno dal 1990 al 2013 per notare come le morti per epatite siano aumentate del ben 63 per cento, passando da 890 mila a 1,45 milioni di decessi. Secondo i dati pubblicati nello studio, i decessi per epatite – in tutto il mondo – sono stati di 1,45 milioni mentre per tubercolosi 1,4 milioni; per Aids 1,3 milioni e 855 mila per malaria.

A livello globale, quindi, le epatiti sono tra le principali cause di morte, contando anche sul fatto che spesso questi decessi sono correlati a patologie legate all’epatite stessa (come i tumori che colpiscono il fegato ad esempio). A differenza di altre malattia, le epatiti sembrano colpire soprattutto nei Paesi che hanno un medio e alto reddito: in questi sono calati i decessi causati da altre patologie ma non quelli legati all’epatite, che invece sono cresciuti.

Ad essere principalmente diffuse sono soprattutto le epatiti B e C, in grado di attaccare il fegato e di degenerare soprattutto in patologie oncologiche maligne e letali. La pericolosità di questa malattia è legata soprattutto al fatto che non si manifesta nei primi mesi del contagio, ragion per cui chi ne è affetto lo ignora e non può far nulla per combatterla all’origine. Per questo è assolutamente necessario favorire l’informazione e la prevenzione, affinché le persone siano ben consce dei pericoli che possono correre, sia per se stesse sia per gli altri.