Un miliardo e mezzo di euro per curare i pazienti affetti da epatite C grazie a dei “superfarmaci”: questo quanto proposto dal Ministero della Salute in un emendamento nella legge di stabilità. Questa prevede la creazione di un fondo, pari appunto a 1,5 miliardi di euro, per garantire una cura medicinale gratuita a disposizione dei cittadini con i farmaci basati sul Sofosbuvir, molecola in grado di eliminare totalmente il virus nei pazienti.

Prodotti dalla Gilead Sciences il trattamento possiede un principio attivo del tutto nuovo che ha rivoluzionato il campo della medicina e che risulta decisamente efficace per debellare la malattia: tuttavia il prezzo proposto dall’azienda non è adatto a tutte le tasche. In Italia, su circa un milione e mezzo di malati, circa quattromila avrebbe bisogno di cure medicinali, ma il prezzo sarebbe talmente alto da non permettere il trattamento.

A questo proposito nei mesi scorsi l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) avrebbe iniziato a trattare con l’azienda produttrice del farmaco culminato con la pubblicazione del lavoro sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, dando il via libera al farmaco per entrare nel sistema sanitario del Bel Paese. Il prezzo di partenza varierebbe dai 30 ai 45 mila euro per 12 settimane di terapia, pari al prezzo originale, tuttavia potrebbero essere previsti degli “sconti” per le strutture pubbliche “come da condizioni negoziali”, variando anche a seconda del volume dei pazienti.

Grazie a questo miliardo e mezzo stanziato si potrebbe curare la malattia in 22 mila persone l’anno, per due anni, con priorità per gli individui più gravi che dovrebbero subire un trapianto o sono vicini al decesso. Per tutti coloro che, invece, vogliono curarsi subito non aspettando la chiamata da parte della Asl il prezzo salirebbe oltre i 74 mila euro, sempre con un trattamento di 12 settimane.

Infine dall’Aifa è stato spiegato come Gilead sia disponibile a garantire una fornitura gratuita del farmaco – sempre per le 12 settimane –, per utilizzo compassionevole, nei confronti di pazienti le cui richieste e via libera da parte dei comitati etici siano state rilasciate prima che il farmaco entri nella lista di quelli rimborsabili di fascia A e formalizzata dalla Gazzetta Ufficiale.

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