L’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa, propone che lo Stato italiano produca in proprio farmaci contro l’epatite C qualora il prezzo dei nuovi medicinali che servono a trattare tale patologia non dovesse scendere ad un costo più congruo, in modo tale da consentire a tutti coloro che ne soffrono di essere curati. Se lo Stato potesse produrre da sé tali farmaci, infatti, i costi potrebbero essere abbattuti molto più facilmente e il Sistema Sanitario Nazionale non dovrebbe farsi carico di spese probabilmente insostenibili.

In Italia sono circa trecentomila le persone affette da epatite C e che sarebbero interessate a servirsi dei nuovi super farmaci in grado di trattare la patologia. L’ipotesi lanciata dall’Aifa – a proposito della produzione in proprio dei farmaci -, è stata discussa nell’ambito di un incontro tra l’Aifa e le aziende che producono tali super farmaci contro l’epatite, ossia nuovi antivirali di seconda generazione che potrebbero portare alla guarigione completa in un arco temporale compreso tra 3 e 6 mesi.

Secondo l’Aifa, le aziende che producono tali farmaci non agirebbero per il bene dei pazienti: “Nel caso dei pazienti con epatite C trovo ingiusto dal punto di vista etico e morale il comportamento di queste multinazionali, che non contribuiscono a rispondere al bisogno di salute che è un diritto fondamentale. Il fondo per i farmaci innovativi da 500 milioni l’anno per tre anni, ottenuto grazie al grande lavoro del ministro Lorenzin e del Governo, ci ha permesso di elaborare un piano di eradicazione triennale del virus dell’epatite C per tutti i pazienti. Le nostre proiezioni, con una prevalenza della patologia stimata all’1 per cento, ci consentono di programmare il trattamento di 80.000 pazienti all’anno per tre anni, per un totale di 240.000“.