L’EpaC, l’associazione onlus che riunisce i malati di epatite C, ha rivolto una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi per richiedere immediata attenzione sulla situazione che sono costretti ad affrontare almeno 100mila italiani: “In nome di migliaia di pazienti affetti da epatite C, vogliamo esprimere profonda preoccupazione per la grave situazione in cui versano almeno 100.000 pazienti che tuttora non posso accedere ai nuovi e potenti farmaci salva vita che curano l’epatite C nel 95-100% dei casi“.

Sono circa 150 milioni, di cui 15 in Europa, le persone che nel mondo devono convivere con il virus dell’epatite C, scoperta soltanto nel 1989 e affrontata per anni con trattamenti a base di interferone e ribavirina, non particolarmente efficaci. Il problema principale è che il virus Hcv dà origine, nella maggior parte dei casi, a un’infezione cronica al fegato, responsabile di insufficienza epatica, cirrosi e carcinoma, costringendo spesso i pazienti a mettersi in lista per un trapianto di fegato. Da un paio di anni a questa parte, tuttavia, sono stati sviluppati dei superfarmaci antivirali ad azione diretta (Daa) che riescono ad aggredire direttamente il virus Hcv e portare alla guarigione del paziente.

Ma questi superfarmaci sono molto costosi, e mentre in altri paesi (vedi Australia, Olanda, Croazia, Portogallo, Scozia) sono stati introdotti programmi di eradicazione del virus, in Italia l’accesso è stato riservato solo ai casi più gravi, come ricorda l’EpaC nella sua lettera: “Il primo dei farmaci innovativi in oggetto è stato autorizzato nel dicembre 2014, ma reso rimborsabile solo ed esclusivamente per i pazienti con malattia grave o gravissima, attraverso limitazioni di accesso decise dall’Agenzia del farmaco“.

Questo tipo di politica ha portato a due conseguenze gravi quanto paradossali. Il primo, per accedere alle cure bisogna aspettare che la malattia si aggravi, “nonostante la letteratura scientifica e ogni elementare assunto sulla prevenzione, affermi chiaramente che le malattie infettive trasmissibili e cronico degenerative debbano essere bloccate e curate il prima possibile”. Il secondo, si sta sviluppando una sorta di turismo sanitario in quei paesi “come India, Marocco, Egitto per acquistare di tasca propria la formula generica di tali farmaci, disponibili per qualche migliaio di euro e altrettanto efficaci“.

Secondo le stime dell’EpaC, a ricevere i trattamenti sono stati finora 42mila italiani, a fronte di un numero imprecisato di malati (non esistono stime ufficiali) ma che l’onlus indica in circa 180mila. O forse molti di più, visto che la maggior parte dei malati è ignara di aver contratto il virus.