Produrre energia dalle mani e dai piedi? Perché no… L’uomo lo ha sempre fatto.

La questione dell’energia è un problema che – speriamo prima che poi – andrà affrontato anche dal nostro Governo: la crisi economica si accompagna di pari passo all’insostenibilitcà di un modello energetico inquinante e obsoleto; basti pensare al Sulcis e alle sue fabbriche ormai quasi ferme per la produzione di energie fossili per capire che siamo arrivati a un punto morto. E allora da dove si riparte?

LA RIVOLUZIONE DELL’ENERGIA CINETICA

Gandhi, nella sua idea di pace universale, ipotizzava una civiltà fondata sull’uso appropriato delle mani e dei piedi da parte di tutti. Un’idea rivoluzionaria, che implica un’equa distribuzione della fatica per tutti e l’idea di autoprodurre quel che ci serve con quel che abbiamo a disposizione. Pensiamo alle palestre: sono oggi l’equivalente di un inceneritore, sono luoghi in cui si bruciano energie che potrebbero essere usate altrove. E se l’idea che qualcuno in casa debba mettersi a pedalare per far accendere una lampadina pare ridicola… non pare forse altrettanto ridicolo che l’energia di cui disponiamo naturalmente mangiando vada altresì sprecata? Del resto, se non la bruciate, la immagazzinate sotto forma di (dannoso) grasso.

L’ENERGIA DEI PEDALI

I pedoni e i ciclisti possono essere considerati autoproduttori di energia cinetica. Certo, oggi pedalare o camminare anziché usare la macchina – che con il suo movimento consuma energia fossile e non la produce di certo – pare quasi un’attività eversiva. Ma secondo alcuni osservatori, non c’è da stupirsi se ci si istupidisce di pari passo con l’inattività: gli antichi filosofi insegnavano camminando, perché il moto aiuta il cervello. E sapevate che esiste un pavimento che converte i passi in energia?

Ma camminare e pedalare aiuta anche la salute, le tasche e l’ambiente: in media, ogni 15km percorsi in bici si risparmiano 3 kg di anidride carbonica e almeno 1,50€ se si lascia a casa l’auto; fino a 2kg di anidride carbonica e 1,00€ se si lascia a casa la moto. Ma l’energia dei pedali in altri Paesi (anche quelli super-moderni ed evoluti, come quelli Scandinavi) viene utilizzata anche per portare in giro le merci, grazie agli appositi carrellini per biciclette (pensate a quanto tempo perso nel traffico in meno nelle città!)… del resto in passato pedalando si cuciva, si azionavano torni e strumenti per l’artigianato…

Se siete mai stati in un Paese arabo o nord-Africano saprete benissimo che molti manufatti artigianali in legno (bellissimi peraltro!) vengono prodotti con i piedi: grazie a uno strumento simile a un arco, le braccia producono il movimento e i piedi fanno il lavoro artistico, cesellando con precisione e incidendo il legno.

Se andate sul sito www.ilikebike.org, nella sezione “Pedal Powered” troverete una rassegna degli strumenti d’uso casalingo che funzionano grazie “all’energia metabolica generata dalle pedalate”. Tanto per citarne alcuni: con 20 minuti di pedalata si potrebbe fare il bucato con la lavatrice a pedali, oppure – non c’è da spiegare il perché – una prospettiva nuova si apre con la tv a pedali (la vedete nella fotografia qui sopra)… l’unica che fa veramente bene! Ma va citata anche aquaduct, una bicicletta che filtra l’acqua potabile (utilissima per i Paesi del Sud del Mondo).

I MANODOMESTICI

Qualcuno li ha ribattezzati “manodomestici”, ma non sono un’invenzione di oggi: mezzelune, coltelli, macinini e mulini a manovella esistono da secoli e secoli. Sulle Ande ogni casa è dotata di un mulino a manovella per macinare i cereali. In 20 minuti si macina un chilo di farina, e si ha la farina sempre fresca, cosa importantissima dal punto di vista nutrizionale. Ma pensiamo anche alle impastatrici a mano che si usavano fino a pochi anni fa, le presse manuali, gli estrattori di succo, le fioccatrici, le affettatrici a pressione… Insomma, un mondo che stiamo perdendo di pari passo alle braccia flaccide che ci ritroviamo a forza di picchiettare sui tasti del computer.

La pigrizia, insomma, si paga…