Pensate come sarebbe bello poter cucinare mentre si dorme… anzi, di più… cucinare dormendo e risparmiare energia! Utopia? No, realtà… beh, a dire il vero è un po’ come scoprire l’acqua calda e di sicuro il sistema non è molto comodo, ma c’è chi ha pensato anche a questo. Alcuni eco-attivisti lo hanno chiamato letto-forno (o letto di cottura) e consente di far lievitare gli impasti in ambienti non riscaldati per poi consentire agli stessi di essere cotti in forno (uno normale, ovviamente).

IL LETTO FORNO

Il letto forno sfrutta il calore del corpo umano (il cui apporto in termine di calore viene conteggiato nel bilancio energetico di una stanza) ed è utile a chi, in inverno, in un ambiente non riscaldato (diciamo a una temperatura di 8-10°C) vuole cucinarsi il pane casereccio. Per lievitare, l’impasto deve infatti stare vicino a una fonte di calore, come un termosifone o una stufa. La soluzione? Alzarsi alle 5 di mattina, bere qualcosa di caldo e poi mettersi a impastare il pane. Dopodiché, si avvolge l’impasto in un panno e si porta a letto con sè, almeno fino alle 8 di mattina. Il pane lieviterà grazie al calore corporeo. C’è anche chi suggerisce di usare il letto per terminare la cottura di alcuni alimenti, come il riso o i legumi. In questo caso, però, stare nel letto insieme alla pentola bollente non è consigliato.

LA SCATOLA DI COTTURA

Un sistema meno primitivo e sicuramente più comodo è invece la “scatola di cottura”, nientemeno che una scatola in scatola in legno che ne contiene una più piccola, inframmezzata da materiale coibentante (la paglia, ad esempio). In questo modo, si può cuocere il cibo per la metà del tempo e poi mettere la pentola nella scatola di cottura, dove finirà di cuocersi dopo il primo bollore.

Ipotesi affascinanti, certo, ma di sicuro adatte a uno stile di vita più rurale che cittadino… Anche se, in casi estremi… è sempre meglio sapere che si può fare.