Ad un anno dal disastro di Fukushima in Giappone, arriva un libro in Gran Bretagna che punta ancora i riflettori sui pericoli del nucleare. Si intitola “Sellafield Stories”, e raccoglie le testimonianze delle persone che hanno vissuto uno dei peggiori incidenti nucleari della Gran Bretagna, in quello che è il suo primo impianto nucleare.

L’INCIDENTE NUCLEARE DI SELLAFIELD

Fu in assoluto il peggior incidente nucleare della Gran Bretagna, ma nessuno venne evacuato, così come non furono distribuite pillole di iodina. La vita proseguì come sempre, e gli abitanti di Sellafield non vennero neanche avvisati dell’incendio che era divampato nella centrale. Il libro Sellafield Stories (Storie di Sellafield) raccoglie le interviste a circa 100 persone che lavoravano nell’impianto di Sellafield, alle persone che abitavano nelle aree attorno all’impianto e a coloro che in qualche modo erano collegate con l’impianto. Il risultato è uno straordinario punto di vista di come le persone di quella zona realmente reagirono.

LA POLITICA DEL SILENZIO

Il giorno dell’incidente i lavoratori dell’impianto nucleare di Sellafield non ebbero nemmeno un giorno di ferie, i ricercatori nei laboratori ricevettero la direttiva di continuare a lavorare normalmente e così molti dei chimici semplicemente non diedero importanza all’accaduto. “Meno si sapeva e meno si poteva raccontare in giro,” questa la fiolosofia adottata.

L’EROE DI SELLAFIELD

Oggi tutti sanno che se Sellafield esiste ancora è merito del coraggio del direttore generale dell’impianto, Tom Tuohy, che oggi è morto, che scalò l’edificio che conteneva il reattore nucleare, prendendosi in pieno l’esplosione radioattiva, e che, dopo aver guardato giù, il reattore in fiamme, ci versò dentro acqua finché l’incendio non si spense. Se l’acqua non avesse funzionato (nessuno lo poteva sapere), il reattore sarebbe potuto esplodere e Sellafield sarebbe potuta diventare una seconda Cernobyl.

LE PROPORZIONI DEL CONTAGIO
Chiunque nella Cumbria Occidentale aveva qualcuno in famiglia legato all’impianto nucleare. Qualcuno che vi lavorasse o che vi avesse beneficiato. Scienziati, ricercatori, manager, agricoltori e allevatori, poliziotti, banche, attivisti anti-nucleari… tutti avevano a che fare con l’impianto nucleare di Sellafield.

E dopo l’incidente, tutti ebbero conseguenze. Tutto era stato contaminato… i polli, le uova, gli ortaggi e le verdure, le risorse d’acqua… e lo spettro del cancro non tardò ad arrivare.

IL CANCRO
Sette tipi rarissimi di cancro si svilupparono nella piccola comunità di Seascale tra il 1955 al 1983, che vennero giustificati come dovuti al “movimento” delle persone. La leucemia si diffuse e anche quella venne giustificata come “contaminazioni” che arrivavano da fuori.
Il resto, lo lascio a chi vuole leggere il libro. Una realtà terrificante, che dovrebbe far riflettere sulle scelte economiche che facciamo.