La cura per le emorroidi varia in base alla gravità della patologia. Nei casi più lievi sono sufficienti delle corrette abitudini dietetiche per favorirne la guarigione, in quelli più gravi, purtroppo, l’unica via d’uscita è l’intervento chirurgico.

STADIO INIZIALE

Nello stadio iniziale della patologia, la cura avviene tramite una serie di accorgimenti messi in atto per ridurre l’infiammazione e riequilibrare l’elasticità delle pareti venose. A tal proposito, l’alimentazione dev’essere ricca di acqua e fibre, favorendo così l’evacuazione intestinale; al tempo stesso, sono da evitare tutti i fattori che causano un aumento di pressione sulle emorroidi, come sforzi eccessivi nella defecazione o sollevamento di carichi pesanti. Possono aiutare anche lavaggi di acqua tiepida e sapone acido, utili a far accelerare la guarigione ed allontanare il rischio di infezione.

I rimedi utili possono essere pomate e supposte ad azione anestetica, disinfettante e decongestionante, sempre per emorroidi in stadio iniziale; purtroppo, però, questi rimedi possono soltanto alleviare i sintomi e non risolvere il problema se è in stadi avanzati.

STADIO AVANZATO

Quando ci si trova in questo stadio, l’unica cura efficace, come scritto in precedenza, è l’intervento chirurgico: si tratta di un’asportazione chirurgica (emorridectomia) ed è necessaria quando si hanno forti sanguinamenti, trombi frequenti o prolasso completo. Esistono 3 tipi di interventi, uno classico e due più innovativi:

  • emorroidectomia tradizionale aperta di Milligan e Morgan;
  • metodo del Dr. Longo;
  • metodo THD.

1° METODO

Prevede l’asportazione chirurgica delle emorroidi mediante la rimozione dell’eccesso di tessuto responsabile di emorragie e prolasso.

2° METODO

Si basa sul riposizionamento delle emorroidi prolassate e consente un recupero più veloce: 10-15 giorni rispetto alle 4-6 settimane previste con il 1° metodo.

3° METODO

Consiste nella sutura dei rami terminali dell’arteria rettale superiore, ovvero l’arteria che porta sangue alle emorroidi. In caso di prolasso, alla sutura si aggiunge una pessia: riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale. Ha tempi di recupero rapidi: 7-10 giorni.

La scelta del metodo più adatto viene compiuta dallo specialista in base ai risultati della visita specialistica proctologica.

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A cura di Jessica Di Giacomo

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