Passi avanti nella lotta contro l’emofilia, una patologia che comporta una grave insufficienza nella coagulazione del sangue. Un team di ricercatori internazionali, coordinati dal Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Perugia e dalla Mc Master University (Hamilton, Canada) in collaborazione con l’Associazione italiana dei centri di emofilia avrebbe trovato una molecola in grado di bloccare gli anticorpi che l’organismo produce contro le terapie che vengono messe in atto. In questo modo dovrebbe essere possibile evitare che i pazienti rigettino la terapia sostitutiva.

La terapia sostitutiva per tenere a bada l’emofilia è oggi l’unica a permettere ai pazienti che soffrono di tale malattia di poter beneficiare di una buona qualità della vita. Essa consiste nell’infusione del fattore mancante. Il problema principale, però, è che proseguendo con il trattamento, nel corso del tempo l’organismo può sviluppare degli anticorpi contro di essa, andando così ad inficiarne i risultati positivi e rendendola praticamente inefficace.

Grazie alla molecola scoperta da questi ricercatori, questo processo legato alla creazione di anticorpi potrebbe essere arrestato, consentendo così a chi soffre di emofilia di poter continuare a beneficiare degli effetti positivi della terapia sostitutiva. La molecola in questione si chiama chinurenina e si occupa di svolgere un ruolo molto importante nella risposta immunitaria dell’organismo.

Grazie a questa scoperta, potrebbe essere ora possibile mettere a punto una terapia genica. Ciò significa, ad esempio, che potrebbe essere possibile correggere il “difetto” che sta alla base dell’emofilia attraverso l’uso di un virus modificato appositamente e in grado di trasportare versioni corrette del gene anomalo.