Lo zucchero raffinato è un argomento del quale parlo spesso. Dagli sugar blues di William Dufty ai problemi legati all’ipoglicemia, dalla dipendenza al suo abuso, vi ho spesso espresso la mia posizione sul fatto che lo zucchero bianco non sia né un alimento sano né naturale, e che andrebbe completamente sostituito con dolcificanti più sani, come lo zucchero di canna (e anche qui da dire ce ne sarebbe), il fruttosio (“ni”) o ancora meglio il malto d’orzo o il malto di riso (che in pochissimi conoscono)*. Ma oggi non vi voglio parlare degli effetti che lo zucchero raffinato ha sulla nostra salute. Vorrei aprire una prospettiva etica sull’utilizzo massivo di questa sostanza.

* Piccola nota: peggio dello zucchero ci sono solo i dolcificanti dietetici a base di aspartame (indicato da più parti come cancerogeno).

TELEX FROM CUBA

Qualche tempo fa ho ripreso in mano uno dei tanti libri dimenticati da qualche parte, che mi porto appresso per mezzo mondo. Il titolo inglese (visto che l’ho comprato a Seattle), è “Telex from Cuba”, una novella di Rachel Kushner. La storia comincia con la descrizione di un incendio in una delle piantagioni più grandi di canna da zucchero di Cuba, avvenuto nel gennaio del 1958. Il racconto, narrato dal punto di vista del figlio americano di uno dei dirigenti della Compagnia Americana proprietaria delle terre della piantagione, descrive in modo molto lucido e consapevole tutti i privilegi degli Americani – che vivono in quartieri ben tenuti, eleganti, blindati dell’isola – in forte contrasto con i “cane cutters”, i tagliatori di canna da zucchero, lavoratori stagionali che venivano reclutati da paesi poveri e portati sull’isola a lavorare per 16 ore al giorno nelle piantagioni intensive, attratti da guadagni improbabili ed in condizioni sanitarie al limite.

IL PROCESSO DI LAVORAZIONE

Roba di sessant’anni fa, si potrebbe obiettare. Ma le condizioni di sfruttamento delle piantagioni di canna da zucchero – oggi poco è cambiato, in certi paesi del mondo – sono solo un piccolo tassello di un puzzle complesso. La canna da zucchero, per poterne estrarre la polpa, richiede dei procedimenti di lavorazione particolarmente complessi, abbastanza rapidi da non cosentire che la canna recisa vada in fermentazione. Le sostanze con cui i lavoratori di questo processo vengono in contatto sono tutto fuorché salutari, e nei numerosi procedimenti di lavorazione per lo sbiancamento, vengono utilizzate sostanze come la calcina (ovvero ossa di origine animale… quindi, sorpresa! Lo zucchero dovrebbe essere eliminato dal consumo di tutti coloro che sono vegani, non solo nel suo uso “puro” ma anche come ingrediente di prodotti industriali).

A questo si aggiungono le questioni ambientali vere e proprie, molto simili a quelle di tutte le coltivazioni estensive, in merito alla perdita di varietà biologica e di sfruttamento indiscriminato del suolo a scapito della biodiversità e delle economie locali.

Il breve documentario di Discovery Channel che vi riporto qui sotto, rende bene l’idea. Pensate a cosa ingerite e forse vi passerà la voglia di mangiarne ancora.