Con effetto Dunning-Kruger si intende una particolare distorsione cognitiva che porta gli individui poco esperti in un determinato ambito a sopravvalutare le proprie abilità. Di contro, il possesso di una reale competenza tenderebbe a produrre la distorsione inversa, portando a sottovalutarsi, sminuendo il proprio grado di preparazione. È quindi possibile semplificare il concetto dicendo che “più una persona è ignorante in una certa materia, più crede di saperla lunga, mentre chi possiede reali competenze, tende a svalutarsi”.

A seguito di numerosi esperimenti, i due ricercatori della Cornell University giunsero a spiegare questo curioso fenomeno affermando che le abilità necessarie per compiere bene qualcosa sono le stesse che servono per fare una valutazione della mansione stessa. In pratica: non ci si può accorgere di svolgere male una mansione se non si ha la più pallida idea di come svolgerla nel modo coretto. Similmente, bisogna essere in grado di far bene una cosa, per poter giudicare come la fanno gli altri.

Tali conclusioni sarebbero infatti avvalorata dal fatto che, durante gli esperimenti condotti, le capacità di valutazione e autovalutazione delle persone miglioravano dopo che erano stati impartiti loro i fondamenti delle materie circa cui venivano interrogate.

A seguito di svariati test condotti da Dunning e Kruger nell’ambito di attività diverse tra loro (comprensione nella lettura, gioco degli scacchi e tennis/ ragionamento logico, grammaticale e umoristico), nel 1999 i due studiosi sono quindi giunti a formulare le 4 conclusioni che definiscono l’effetto Dunning-Kruger. Gli scienziati hanno stabilito che, per una data competenza, le persone inesperte:

  • tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;
  • non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri;
  • non si renderebbero conto della propria inadeguatezza;
  • sarebbero in grado di riconoscere la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione.

Sebbene David Dunning e Justin Kruger sono stati i primi a formulare in maniera compiuta tale teoria, il comportamento da loro studiato è vecchio quanto il mondo e certamente ognuno di noi si è trovato farci i conti almeno una volta nella vita. Non stupisce quindi che, ben prima della loro nascita, lo stesso Darwin  avesse osservato come “l’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza“. Alla sua affermazione fanno eco quelle di Bertrand Russell, secondo cui “una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”, e Shakespeare, che in Come vi piace scrive “il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio“.

Come ognuno di noi, nel suo piccolo, potrà constatare, una delle più frequenti conseguenze di tale inganno percettivo consiste purtroppo nel fatto che le persone meno preparate riescono così ad apparire più solide e sicure di quelle che invece sono realmente in possesso di adeguate conoscenze, finendo, ahimè fin troppo spesso, per rivestire ruoli decisionali e di potere.