Qualche giorno fa mi è caduto l’occhio su alcune fotografie scattate da un mio amico di Londra sul Southbank (la passeggiata sulla riva sud del Tamigi, nota come centro artistico della città): la lunga banchina di cemento era sparita, lasciando il posto a chiome di alberi, fioriere il legno e vaso contenenti ortaggi.

Incuriosita, l’ho contattato, per nulla stupita che i londinesi siano capaci di tali meraviglie nella loro città, e così ho scoperto dell’Eden Project.

EDEN PROJECT

L’Eden Project – un’associazione particolarmente attiva in Cornovaglia – si è incaricato di “tappare” una mancanza dell’amministrazione comunale londinese: quando il Southbank venne progettato, includeva più di 1200mq di ponte scoperto, mai completato dagli architetti che si occuparono poi della costruzione del complesso. Nel corso di alcuni mesi, l’Eden Project, con l’aiuto degli studenti, di cittadini della zona Sud di Londra e gruppi di giovani, ha costruito il nuovo parco pubblico. Non solo: questa iniziativa non riguarda solo il recupero e l’abbellimento urbano, ma anche il recupero “umano”. Molti homeless stazionano e dormono nell’area del Southbank, ed Eden Project ha voluto dar loro una chance, dando loro un impiego fisso nell’orticoltura urbana.

IL FESTIVAL DEL MONDO

Dentro al giardino, infatti, vengono coltivati ortaggi freschi provenienti da tutto il mondo, per riflettere lo spirito del “Festival of the World” (Festival del Mondo, ndt) che si sta svolgendo sul Southbank in questi giorni e che continuerà per tutta l’estate. Patate blu, peperoni narga e olive vengono coltivate insieme ai prodotti tipici della terra Britannica. Il giardino, in stile inglese, viene completato da un piccolo roseto e, vicino al caffé del giardino, un’area dedicata alle orchidee.

Altri progetti sono in cantiere, come un’area ancora da allestire sul tetto che ospita la “A room for London” (Una stanza per Londra, ndt) che produce energia eolica.

Insomma, il green building trova la sua massima espressione a Londra, che è anche una scuola a cielo aperto per il design sostenibile e l’eco-architettura.

Per ora c’è solo da lasciarsi stupire, godersi le creazioni londinesi e provare a copiarle in Italia, magari…

[Grazie a Whoru per le fotografie e per la segnalazione dell'evento]