Ebola è un virus che appartiene alla famiglia dei Filoviridae. Il materiale genetico è l’Rna, che va incontro a mutazioni non particolarmente rapide e contiene solo sette geni. Sono stati isolati finora cinque ceppi diversi del virus, di cui quattro sono letali per l’uomo. Di solito si diffonde velocemente e ha un un’incubazione che varia da 2 a 21 giorni (l’allarme Ebola diventa mondiale). I sintomi si manifestano sotto forma di febbre, astenia, cefalea, artralgie, mialgie, faringite, vomito, diarrea. Dopo una settimana possono apparire dei fenomeni emorragici cutanei e viscerali piuttosto gravi. Possono insorgere inoltre problemi al sistema nervoso centrale (l’Organizzazione Mondiale della Sanità si riunisce per il problema).

La sua trasmissione
 è molto rapida, ed avviene attraverso i fluidi corporei, come muco o sangue, ma anche attraverso le lacrime o la saliva, e il contatto con aghi o coltelli usati dall’ammalato.

Diagnosticare precocemente ebola è praticamente impossibile, anche perché i suoi sintomi iniziali sono molto comuni ad altre malattie, anche se può essere più facile arrivare a capire mettendo insieme i sintomi con altre informazioni, come luogo di provenienza del soggetto, possibili viaggi in zone a rischio. Con gli esami del sangue si può arrivare alla diagnosi verificando se il paziente soffre di linfopenia, neutrofilia, piastrinopenia grave, ma si può assistere anche ad un aumento degli enzimi epatici (Italia fuori pericolo: guarda il video).

Ebola ha una percentuale di letalità del 68 % tra le persone colpite e per ora non esistono cure o vaccini.