Il virus Ebola, la cosiddetta febbre emorragica, ha ormai sconfinato dai Paesi africani in cui si era inizialmente originata (i più colpiti Nigeria, Sierra Leone, Liberia e Guinea). Alcuni casi sono avvenuti anche su suolo americano ed europeo, anche se bisogna specificare che le vittime sono state contagiate dal virus mentre si trovavano in Africa oppure sono venute a contatto con pazienti rimpatriati (è il caso dell’infermiera spagnola che ha curato un malato giunto proprio dal continente africano e poi purtroppo deceduto). Anche la Germania conta la sua prima vittima, un dipendente africano dell’Onu trasportato a Lipsia dalla Liberia.

In Italia, nonostante i falsi allarmi, attualmente non si è verificato alcun caso. A titolo di informazione, e seguendo le linee guida del Ministero della Salute, è però cosa buona e giusta informarsi su tutti gli aspetti che riguardano questa malattia (qui trovate i sintomi attraverso cui si manifesta). Andiamo a scoprire qualcosa in più.

Come si trasmette

Il virus Ebola si trasmette nell’uomo attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali che a loro volta sono infetti. L’infezione avviene solo con contatto diretto – ad esempio grazie ad una ferita della pelle o attraverso le mucose. Per quanto riguarda invece i territori africani in cui il virus ha iniziato ad originarsi e poi ad espandersi, l’Ebola si è generata a causa della manipolazione di animali malati o morti che sono ad alto rischio di trasmissione del virus (pipistrelli, scimmie…). Ad aggravare la situazione hanno contribuito poi comportamenti spesso contrari alle comuni norme igienico-sanitarie, la scarsa informazione o la totale disinformazione alle popolazioni coinvolte e lo stretto contatto avvenuto durante le cerimonie funebri fra partecipanti e salme dei defunti morti a causa dell’Ebola. Il paziente colpito dal virus deve essere isolato finché questo resta nel sangue e nelle secrezioni.

Precauzioni da adottare

Al momento non si dispone di un vaccino che possa scongiurare del tutto il rischio di ammalarsi – anche se alcuni tipi di siero sono in fase sperimentale e stanno dando ottimi esiti, almeno così sembra. Le popolazioni colpite dall’epidemia devono dunque seguire, necessariamente, alcune precauzioni che limitano il pericolo che la malattia si diffonda in modo incontrollato. La prima arma di difesa è l’informazione: le persone devono sapere con cosa hanno a che fare e come potersi difendere; successivamente si deve ridurre il contatto con gli animali infetti ad alto rischio e cuocerne accuratamente le carni prima di cibarsene. Altre precauzioni riguardano l’uso di guanti per curare le persone malate, il lavaggio costante delle mani, soprattutto dopo essere venuti a contatto con un soggetto infetto e tumulazione immediata ed accurata delle salme dei deceduti a causa del virus.

I soggetti più a rischio

Durante un’epidemia di questo tipo i soggetti più a rischio sono certamente gli operatori sanitari che si occupano della cura dei malati oppure i familiari e tutte le altre persone che si trovano a stretto contatto con chi è già stato infettato dal virus dell’Ebola. Rischiano molto anche tutti coloro che vengono a contatto con le salme dei defunti, durante le cerimonie funebri e i cacciatori che in Africa si spingono nelle foreste pluviali ed entrano così in contatto con animali malati o morti.

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