Natasha Harris, una donna trentenne della Nuova Zelanda, madre di otto figli, è morta (ormai 26 mesi fa) di un attacco di cuore. La sua morte, avvenuta nel febbraio del 2010, oggi fa notizia perché il patologo Dan Mornin, incaricato delle analisi per la sua autopsia, ha certificato che la donna è morta a causa delle sigarette e della Coca Cola. La signora Harris, infatti, soffriva di mancanza di potassio, dovuta ad un eccesso nel consumo di Coca-Cola, il cui sciroppo è fortemente carbonato. In più, la caffeina contenuta nella Coca-Cola ha contribuito all’arresto cardiaco della donna.

COCA-COLA IN DOSI MORTALI

Secondo l’agenzia Associated Press, la signora Harris trangugiava ogni giorno dagli 8 ai 10 litri di Coca-Cola: “La prima cosa che faceva di mattina appena alzata, era bere un bicchiere di Coca-Cola, che aveva sul comodino, proprio accanto al letto,” ha dichiarato Chris Hodgkinson, il suo partner, in una deposizione legale. “Aveva una dipendenza da Coca-Cola.”

I difensori della Coca-Cola possono facilmente obiettare che Hodgkinson non è un dottore, e la sua “diagnosi” di dipendenza può essere considerata una boutade. Tuttavia l’uomo ha anche dichiarato che la Harris fumava circa 30 sigarette al giorno, che aveva dei problemi di pressione sanguigna e che mangiava pochissimo, e dunque era sempre senza energie.

Insomma, non v’è dubbio che una dieta basata sull’ingestione di tossine abbia provocato la morte di una donna di 3o anni. Pensateci ogni volta che credete di non poter fare a meno di un bicchiere di Coca-Cola.