Continuiamo a occuparci della tragica morte della piccola Giada Lunardon, l’undicenne che ha perso la vita a causa di una forma grave di leucemia. Una notizia di cronaca che ha sollevato un grosso polverone nell’opinione pubblica, più per il modo in cui è stata trattata da alcuni giornalisti (qui potete leggere i particolari sul caso) che per il fatto in sé: una malattia estremamente diffusa, ma sulla quale l’informazione è scarsissima.

La nostra redazione ha pensato, quindi, di porre qualche domanda al Dott. Enrico Biffi, medico chirurgo specialista in chirurgia generale, per capire meglio cos’è la leucemia e quali possibilità aveva la piccola Giada, malata purtroppo ad uno stadio già avanzato, di salvarsi con un trapianto di midollo osseo.

Cos’è la leucemia? Esistono forme più o meno gravi di questa malattia?

Sotto il termine “leucemia” si intendono diverse forme tumorali che interessano le cellule del midollo osseo ed in particolare i cosiddetti “globuli bianchi” che una volta maturati nel midollo giungono nel sangue che circola nei nostri vasi: arterie e vene.  Nel midollo osseo, infatti, sono presenti alcune cellule progenitrici dei diversi tipi di globuli bianchi, che attraversando diversi stadi di maturazione e differenziazione arrivano poi, come suddetto, a circolare nel nel sangue. Le leucemia possono avere decorso acuto o manifestarsi in maniera cronica. La gravità della forma può dipendere da diversi fattori alcuni dei quali sono rappresentati dallo stesso carattere acuto o cronico del decorso, dal grado di differenziazione e, quindi, di maturazione della cellula che dà origine alla leucemia, dalla stadiazione, dal tipo di mutazioni genetiche presentato dalle cellule tumorali e da vari altri fattori dipendenti dal paziente (età, malattie pre-esistenti etc.).

Quali sono i sintomi e le conseguenze?

Una delle più importanti conseguenze delle leucemia è l’invasione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali con conseguente distruzione delle altre cellule il che comporta la comparsa di anemia con diminuzione dei globuli rossi, diminuzione delle piastrine con alterazioni della coagulazione, che possono portare alla comparsa di emorragie; alterazioni delle difese immunitarie con aumento del rischio di gravi infezioni. I sintomi, pertanto, possono essere estremamente vari e dipendono anche dal carattere acuto o cronico della malattia. Spesso i pazienti riferiscono sintomi quali astenia (debolezza) spesso associata a febbricola, o una forma di tonsillite particolarmente resistente alla terapia. Alcune esordiscono con la comparsa di linfoadenopatia, ossia l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche in diverse zone del corpo: collo, ascelle, inguine etc. Solitamente l’emocromo, eseguibile con un normale prelievo di sangue mostra un notevole aumento del numero dei globuli bianchi, oltre i valori riscontrabili nelle normali infezioni.

Il trapianto è l’unico modo per guarire dalla leucemia?

Senza dubbio no, il trapianto di midollo è solo una delle possibilità terapeutiche. E’ una pratica, in ogni caso, molto impegnativa per l’organismo. Oggi esistono tecniche che consentono anche l’autotrapianto di cellule midollari dello stesso paziente. Talvolta, però può essere necessario ricorrere al trapianto da donatore compatibile. Da qualche anno ormai è possibile, non solo ricorrere a chemioterapie molto mirate sul tipo di leucemia di cui è affetto il paziente, ma anche utilizzare farmaci biologici con azione  estremamente mirata sul tipo di cellula neoplastica così da poter effettuare terapie efficaci con danni molto più limitati all’organismo del paziente. Senza dubbio le leucemie oggi rappresentano le forme tumorali con maggiori possibilità di guarigione.

Nei casi più gravi come quello della bambina morta qualche giorno fa, il trapianto del midollo osseo può essere un intervento inutile? Perché?

Come prima affermato, il trapianto da donatore è una pratica che se pur efficace in molti casi, è gravata dal fatto di richiedere un notevole impegno per l’organismo. Ci sono situazioni cliniche legate alle condizioni specifiche del paziente in cui questo intervento terapeutico risulta addirittura controindicato o impraticabile  Ogni caso clinico richiede una valutazione particolareggiata e personalizzata non solo per consentire la guarigione ma anche per giungerci con i i minori danni possibili per l’organismo del paziente.