C’è un grosso buco nero nell’informazione sull’attività sportiva, che riguarda i problemi femminili legati al ciclo mensile. Istruttori e maestri, anche se sono essi stessi donne, si prodigano nel dare informazioni sulla salute, sull’alimentazione, sulle attività collaterali per sciogliere i muscoli e acquistare flessibilità, o anche in consigli sul benessere psicofisico, per far entrare i loro allievi nell’ottica di uno stile di vita sano e attivo, ma nessuno o quasi fornisce indicazioni alle donne su come comportarsi in quei giorni del mese, quali rischi corrono e se li corrono, come alleviare il dolore o se sospendere o meno gli allenamenti.

Certo, ciascuna donna è diversa, ed essendo anche in condizioni fisiche diverse, ognuno dovrebbe essere in grado di ascoltare il proprio corpo ed auto-regolarsi. Ma non è sempre così: a volte abbiamo paura di osare troppo, di farci male, di peggiorare una situazione di dolore che già si manifesta a riposo, e ci lasciamo prendere dalla paura di esagerare con l’azione… Il risultato? Quasi sempre, a dispetto di alcuni spot pubblicitari che ritraggono donne che in “quei giorni” si buttano sorridenti da un aereo con il paracadute – si finisce per passare la giornata tra litri di tisane calde, le mani sui reni e la boule dell’acqua calda, a lamentarsi come delle reiette della società, impossibilitate a fare qualsiasi cosa.

Deve essere sempre così? Da una parte la realtà dei media e dell’altra… la nostra?

Forse qualche balla ce la raccontiamo anche noi.

Il problema, personalmente, ho iniziato a pormelo quando cominciai seriamente a praticare le arti marziali (kung fu e boxe cinese, tra le varie). Quando ci si allena 5 giorni su 7 per diverse ore al giorno, è difficile capire dove si può arrivare: sui rari libri di medicina che affrontano l’argomento, viene indicato che le articolazioni sono più fragili, facili a subire traumi sportivi e reggere sforzi continuati, mentre alcuni punti sensibili (come i reni, che subiscono una compressione che si accentua in certe posizioni) provocano dolore… Così, da un lato si ha voglia di allenarsi e di non interrompere la propria routine del benessere, ma dall’altro ci si dice che è ragionevole prendersi una pausa quando siamo più esposte alla fragilità.

Ebbene. A me è successo che – in uno di quei giorni – il dolore fosse tale per cui in qualsiasi posizione “a riposo” mi mettessi, non riuscissi a tenerla per più di alcuni minuti. E, nel balletto tra la sedia, la poltrona ed il letto, cominciai ad accorgermi che muovermi dava in realtà sollievo al dolore.

Certo, da qui ad andare a fare paracadutismo ne passa, però provai ad andare ad allenarmi con il proposito di fare un allenamento blando, andando contro l’istinto dell’inazione davanti al dolore: scoprii che dopo essermi scaldata, il dolore spariva del tutto e spesso riuscivo ad essere anche più performante degli altri giorni. I livelli di energia, infatti, sono molto maggiori con l’arrivo del ciclo.

Oggi, quando quel dolore arriva, so che è tempo di andare contro l’istinto “della nonna” barricata in casa e ostaggio della boule dell’acqua calda: il tempo di bardarmi per bene, mettermi il casco, e andare a fare un giro in moto. Dopo pochi minuti, che sia semplicemente la distrazione dal dolore, che siano le vibrazioni che si trasmettono al corpo, che sia l’effettivo movimento, la mia brutta giornata del mese diventa una buona giornata.

[Nella foto sopra: io sulla mia moto Karmencita]