Circa un italiano su due soffre di dolore cronico e il 30% di questi non riceverebbe alcun trattamento o la terapia prescritta risulta essere inadeguata: questo quanto emerso dall’indagine Pain in Italy (tradotto letteralmente “Dolore in Italia) promossa dal Movimento Consumatori e realizzata in collaborazione con il Centro Studi Mundipharma. L’obiettivo dell’indagine era quello di tracciare un quadro aggiornato della “malattia dolore” nel Bel Paese.

Dal quadro generale della ricerca è emerso come il 46% del campione soffrirebbe di un dolore cronico e, nell87% dei casi, questo dura da almeno sei mesi, con ripercussioni sia sul lavoro che sul proprio benessere psicofisico: tra le cause principali si trovano artrosi (49.8%), mal di testa o emicrania (19.9%), artrite (14.4%) e, nel 4% dei casi, sarebbe di origine oncologica.

Anche sul fronte delle cure non va certamente meglio: tra questi, infatti, è stato riscontrato un continuo abuso di farmaci FANS – con rispettivi effetti collaterali – e, al contrario, un “sottoutilizzo” di farmaci oppioidi. Per questo motivo, dice il Movimento consumatori, “4 pazienti su 10 si dichiarano insoddisfatti delle terapie”. Nonostante il 90% dei pazienti soffra di un dolore cronico di intensità moderata (42%) o severa (47.5%), un paziente su tre non riceverebbe alcun trattamento (il 33% del campione).

Anche quando il dolore si fa sempre più intenso, nel 51% dei casi vengono somministrati sempre dei farmaci antinfiammatori non steroidei, sconsigliati per terapie di lungo periodo da molte Linee Guida e dalle Autorità regolatorie italiane (AIFA) ed europee (EMA) per via dei gravi effetti collaterali che possono causare a livello gastrico e cardiovascolare.

Per questo motivo circa quattro intervistati su dieci si definiscono poco (36.8%) o per nulla (4.4%) soddisfatti delle terapie prescritte prima dal proprio medico generale (64.4%) e poi da uno specialista (54.6%).

Per sette italiani su dieci le condizioni fisiche sono tali da andare a compromettere la qualità della vita, andando a ripercuotersi sullo svolgimento delle attività quotidiane (65%), sul riposo notturno (45%) e sulle mansioni lavorative (36.4%): in buona parte dei casi i paziente tendono di cercare sostegno tra le mura domestiche, confidandosi con partner (51%) o familiari (30%), oppure nella cerchia delle proprie amicizie (26%).

Siamo particolarmente soddisfatti per l’interesse e le adesioni che ha riscosso l’indagine ‘Pain in Italy’”, ha dichiarato il Segretario Generale Movimento Consumatori, Alessandro Mostaccio, continuando “In realtà, siamo anche un po’ sorpresi; sinceramente non pensavamo che i cittadini fossero così disponibili a confrontarsi con un tema tanto ‘intimo’ come il proprio dolore: segno che si tratta di una problematica di forte attualità, su cui gli italiani hanno desiderio di essere ascoltati e trovare conforto. I risultati emersi sono, tra l’altro, molto significativi, se si pensa che il problema tocca da vicino 1 cittadino su 2.

Il prossimo step, prosegue Mostaccio “sarà monitorare a che punto siano le Regioni italiane rispetto al recepimento della Legge 38. Riteniamo, infatti, che solo tramite una sua puntuale attuazione i cittadini italiani potranno nutrire la ragionevole speranza di accrescere la propria soddisfazione sull’efficacia delle cure, alle quali devono necessariamente sottoporsi”.