Sono ormai alcuni anni che se ne parla, anche se a giudicare dalla crescente quantità di prodotti sugar free sugli scaffali, è evidente che si parla al vento. E non sono serviti studi e ricerche e nemmeno l’osservazione che l’aumentare del consumo di edulcoranti si accompagna invariabilmente a un aumento dell’obesità a far intendere ragione, forse perché non è chiaro come agiscono questi NNS (Nonnutritive sweeteners) e i più restano ancorati al vecchio concetto di calcolo delle calorie.

Gli edulcoranti, naturali e artificiali, che si tratti di aspartame, saccarina, fruttosio purificato, sucralosio o dell’ultima arrivata stevia, dolcificante ipocalorico naturale, fanno ingrassare proprio perché il loro sapore dolce non è abbinato a un corrispettivo apporto nutritivo e ciò manda in crisi la capacita dell’organismo di regolarsi correttamente (ne avevamo già parlato qui).

Il problema infatti non è legato tanto alla presenza o meno di calorie, ma al segnale indotto dal sapore dolce che attiva una reazione atavica che ci spinge a cercare altro zucchero e cibi ipercalorici. In pratica è dimostrato che tanto lo zucchero tanto gli edulcoranti producono eccitazione dei nuclei cerebrali che determinano la spinta ad assumere altre calorie e che questa sia anzi più forte in caso di dolcificanti senza un corrispettivo calorico.

Non solo, se è dimostrato che gli edulcoranti non agiscono sull’insulina al momento dell’assunzione, sembra invece che modifichino in modo più che tangibile la risposta insulinica e l’assorbimento del glucosio ai pasti successivi. In pratica non solo si è portati a mangiare di più e ad avere più voglia di cibi ricchi di carboidrati, ma questi vengono anche assimilati maggiormente.

Studi condotti dal Centro di Nutrizione Umana dell’Università di Medicina di Washington rilevano che, dopo l’assunzione di bevande edulcorate con NNS, i soggetti esaminati facevano registrare al pasto successivo tassi di glicemia più elevati rispetto a quanti avevano bevuto semplice acqua, segno che il loro organismo assimilava più efficacemente gli zuccheri dei cibi ingeriti, con conseguente risposta insulinica più elevata e ben più prolungata del normale (e sappiamo che l’innalzamento del tasso insulinico induce la trasformazione degli zuccheri in riserve di grasso). L’insulina a sua volta aumenta il desiderio di cibi ricchi di zuccheri, in un circolo vizioso difficilmente controllabile (qui, ad esempio, si parla di come la Coca Cola aumenti il rischio di obesità).

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