I disturbi all’intestino provocano dolori e fastidi piuttosto difficili da gestire. Tra questi troviamo la colite ulceros e il morbo di Crohn. Ecco alcune informazioni utili per capire meglio di cosa si tratta. La Colite Ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica del colon, l’intestino crasso, che è caratterizzata dalla infiammazione ed ulcerazione della parte interna della parete del colon. Sintomi caratteristici sono diarrea (con o senza sanguinamento rettale) e, spesso, dolore addominale.

La colite ulcerosa

La Colite Ulcerosa può interessare solo la parte inferiore del colon, il retto, prendendo in tal caso il nome di proctite ulcerosa. Se la malattia interessa solo la parte sinistra del colon prende il nome di colite limitata o colite distale. Se interessa l’intero colon prende il nome di pancolite. La Colite Ulcerosa è principalmente un disturbo dei giovani, con la maggior parte dei casi diagnosticata prima dei 30 anni, anche se la malattia può insorgere anche nella terza età.

Il morbo di Crohn

La Colite Ulcerosa si distingue da un’altra malattia infiammatoria cronica dell’intestino (IBD), il Morbo di Crohn, dal fatto che la Colite Ulcerosa colpisce solo il colon. L’infiammazione è massima nel retto e si estende al colon in maniera continua, senza “saltare” tratti di intestino. Il Morbo di Crohn può manifestarsi in qualunque tratto dell’apparato digerente, incluso il piccolo intestino, e possono esserci dei tratti di intestino sano in mezzo a tratti di intestino malato. La colite ulcerosa colpisce solo il rivestimento interno (mucosa) del colon, mentre Il Morbo di Crohn può interessare l’intero spessore della parete intestinale. La Colite Ulcerosa e il Morbo di Crohn sono una cosa diversa dalla colite spastica o sindrome da colon irritabile, che è un disordine della motilità gastrointestinale. La sindrome da colon irritabile sembra non avere diretta relazione con la Colite Ulcerosa o il Morbo di Crohn.

Trattamento farmacologico

Nell’ultimo decennio sono state introdotti nuovi farmaci a base di 5-ASA: sono derivati del farmaco più usato nelle IBD, la sulfasalazina, ma producono meno effetti collaterali. Oggi è ben chiaro che è importante adoperare questi farmaci in trattamenti a lungo termine, a dosi adeguate, per mantenere la remissione. Terapie “anti-TNF” si sono dimostrate molto efficaci nella cura di casi di Morbo di Crohn severi e refrattari alla terapia convenzionale, nonchè nel trattamento delle fistole. Questi farmaci sono anticorpi manipolati geneticamente, che bloccano la produzione da parte del sistema immunitario del TNF-alfa, una proteina che aumenta l’infiammazione. Due versioni sono attualmente in fase di studio. Una è un anticorpo chimerico (un misto di proteine umane e animali), noto come Remicade (infliximab), approvato dalla FDA per l’uso a breve termine nell’agosto 1998. L’altra versione, il CDP 571, è ancora in sperimentazione. Si tratta di un anticorpo “umanizzato”, ovvero le proteine delle cavie animali sono state manipolate e ricomposte con proteine umane. Nuovi steroidi con minori effetti collaterali stanno completando gli esperimenti clinici e sembrano piuttosto promettenti. Si tratta del budesonide in capsule a rilascio controllato nell’ileo e clismi. Entrambi i trattamenti saranno presto sottoposti alla FDA per l’approvazione.

Epidemiologia

Le IBD sono più diffuse nei paesi industrializzati (USA ed Europa) che in quelli in via di sviluppo. Un aumento dell’incidenza è stato notato di recente in Giappone. Il rischio di Morbo di Crohn è molto più alto nei fumatori che nei non-fumatori. L’incidenza del MC è gradualmente aumentata negli ultimi 30 anni, mentre quella della Colite Ulcerosa è stabile.
Fattori ambientali, probabilmente operativi nelle prime fasi di vita degli individui, sono altre componenti della causa di entrambe le malattie.

Aspetti psicologici: IBD

I pazienti con IBD presentano un maggior livello di ansia, depressione, disturbi del sonno, ma il loro profilo psicologico non si differenzia da quello di pazienti con malattie croniche gastrointestinali; parallelamente il profilo dei soggetti con disturbi classificabili come disturbi gravi dell’intestino e che non si rivolgono a un medico non differisce da quello di soggetti sani. Probabilmente ciò che caratterizza i pazienti con IBD è un anormale comportamento di malattia sostenuto dalla componente psico-emotiva che determina il grado di sofferenza e induce la persistenza del sintomo. Infatti misurazioni oggettive quali il tempo di transito intestinale o la sensibilità viscerale, correlano più con l’aspetto psicologico che con i sintomi. I pazienti con maggior numero di sintomi e che ricorrono più frequentemente al medico sono anche quelli che presentano maggiori disturbi psicologici, e questi sono più frequenti e severi nei pazienti che si rivolgono a un centro specialistico. Da diverse ricerche è emerso che il 50% dei pazienti il periodo precedente l’insorgenza dei sintomi è caratterizzato da rilevanti eventi stressanti e traumi psicologici; tra questi, storie di abuso fisico e sessuale si sono dimostrati particolarmente frequenti e ad una più grave storia di abuso (maggiore frequenza) corrisponde una maggiore gravità della sintomatologia.

Via http://www.dipendenze.com