Un tempo erano i videogiochi, adesso gli Smartphone: la dipendenza dalla tecnologia crea vere e proprie malattie che colpiscono sempre più giovani affetti da un uso compulsivo e anti-sociale del cellulare. Il fenomeno si chiama “phubbing” (termine nato dalla contrazione tra phone – telefono e snubbing – snobbare) e non colpisce solo gli adolescenti, ma anche i professionisti e i politici, capaci di twittare e messaggiare persino durante i talk show.

Il galateo 2.0 parla chiaro: nei momenti di convivialità sociale, sarebbe opportuno lasciar perdere lo smartphone e concentrarsi sulla compagnia o quanto meno sulla buona creanza.Per gli esperti non è solo cattiva educazione, ma un fenomeno d’involuzione sociale. Si rischia di creare una nuova progenie di tecno-misantropi: iper connessi ma in realtà isolati in un microcosmo fatto di bit, blog, tweet e chat.

Uno scenario inquietante al punto che sugli stessi social network compaiono gruppi di boicottaggio che invitano a riappropriarsi di cose genuine come una stretta di mano al posto di un “like”, una cena tra amici invece di un “forum”, un bacio vero al posto di digitare “kiss” e “smack”. Sembrerremmo meno figli del nostro tempo, ma saremo più uomini e, di sicuro, più educati.

E’ nato anche un sito per combatterlo: stopphubbing.com , nato per iniziativa di Alex Haigh, giovane di Melbourne stanco di non essere mai considerato dai propri amici troppo intenti ad aggiornare social network o a scattare foto da condividere online.

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