Personalizzare al massimo la nostra dieta è la maniera migliore per ottimizzarne i risultati: i nutrizionisti lo fanno da sempre prendendo in considerazione l’età, il peso, il sesso, l’altezza e le abitudini quotidiane del paziente. Da qualche tempo, però, anche il genetista può avere un ruolo fondamentale per aiutare a conquistare il peso-forma.

Grazie alle analisi del DNA, infatti, sembra essere possibile ottenere delle informazioni, relative al comportamento dei geni, importanti per scoprire come il metabolismo reagisce ai vari nutrimenti. Nasce così la Smart Diet, praticata tra gli altri anche da Omar Fogliadini che spiega come funziona il processo di personalizzazione tramite analisi del DNA: «Basta un prelievo di saliva e il test analizza il metabolismo dei glucidi e quello dei lipidi, l’intolleranza al lattosio, il pannello dei geni legati allo stress ossidativo, il metabolismo osseo. Oltre allo stile di vita e alle preferenze di gusto».

Paolo Gasparini, ordinario di genetica medica all’Università di Trieste, spiega proprio come i nostri geni influiscono sulle nostre preferenze culinarie: «Ciascuno di noi nasce con la capacità di percepire l’amaro, il dolce e il salato in un modo che è geneticamente determinato. E questo influisce sulle nostre scelte a tavola. Il 30% della popolazione italiana non percepisce, ad esempio, l’amaro. Il 10-15% lo percepisce invece in modo molto accentuato».

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