Tra i centinaia di regimi alimentari presenti la dieta a zona è senza dubbio una delle più conosciute e gettonate non solo per perdere i chili di troppo – magari accumulati durante le feste – ma anche per vivere uno stile di vita più sano e ritrovare il benessere sia fisico che mentale. Nota anche più semplicemente come dieta Zona o Metodo alimentare zona, questa è stata ideata dal biochimico statunitense Barry Sears nel 1995 – coautore, insieme a Bill Lawren, del libro intitolato “Enter the Zone”, in italiano “Come raggiungere la zona” – e nel corso degli anni è stata scelta anche da centinaia di celebrità del mondo di Hollywood – come Madonna e Jennifer Aniston per citarne alcune.

Una dieta che, al contrario delle altre che propongono il conteggio delle calorie, controlla invece gli ormoni assunti attraverso il cibo ed è volta a raggiungere, appunto, la “zona”, che si verifica nel momento in cui si giunge al punto di equilibrio ormonale: questo avviene non solo controllando le concentrazioni dell’insulina (cercando di mantenere la sua produzione in una zona considerata né troppo alta né troppo bassa) ma anche di una particolare classe di ormoni, gli eicosanoidi, tramite il raggiungimento e il mantenimento di una proporzione tra glucagone e insulina.

Questo dovrebbe avvenire attraverso una moderazione degli alimenti che vengono assunti  in base alla formula 40-30-30 (40% delle calorie deve derivare dai carboidrati, il 30% dalle proteine e il 30% dai grassi), mantenuta per ogni pasto e spuntino, il tutto affiancando ovviamente un’adeguata attività fisica controllando quotidianamente anche il proprio livello di stress. Nel momento in cui viene raggiunta la percentuale di massa grassa ideale, verrà bloccata la fase di dimagrimento cominciando quella di mantenimento che vedrà un leggero cambiamento del regime grazie ai grassi liberi, essenziali per impedire un ulteriore perdita di peso aiutando così a mantenere quello appena ottenuto.

Gli alimenti

In una tipica dieta a Zona carboidrati, proteine e grassi vengono suddivisi a loro volta in tre categorie per cui si vedono degli alimenti considerati favorevoli, quelli da limitare e quelli da evitare. Per quanto riguarda gli alimenti “favorevoli” per i carboidrati si trovano l’avena, il vino rosso (se assunto con moderazione), tutte le verdure, gli ortaggi e la frutta tranne alcuni come le barbabietole, patate, zucca e carota cotta e ancora il mango, le banane, il caco e l’anguria, perché tra gli alimenti da limitare. Da assumere in maniera moderata anche carboidrati come cereali e derivati come pasta, pane e riso. Per quanto riguarda le proteine sì agli albumi d’uovo, il pesce, le carni bianche, latticini con pochi grassi e la bresaole (l’unico insaccato permesso nella dieta), da limitare invece tutti gli altri affettati, carni rosse e in scatola, e ancora insaccati, formaggi grassi e tuorli. Per i grassi invece sì a olio extra vergine d’oliva, avocado e frutta secca come mandorle, noci e pinoli. Tra gli alimenti da evitare ci sono i dolci industriali ma soprattutto bevande zuccherate e alcoliche e ancora cibi contenti grassi idrogenati e saturi.

Dieta a Zona: funziona davvero?

La dieta a Zona funziona davvero? Come ogni dieta anche questa varia a seconda del bisogno di ogni individuo, a seconda della propria condizione di salute, e può vedere una semplice perdita peso, ma c’è chi sceglie questo metodo per ritrovare il benessere senza dimagrire e chi, invece, lo affianca ad un’attività sportiva moderata.  Per questo risulterebbe adatta per gli atleti, ma non per i body builder – in quanto la diminuzione di insulina riduce sì la formazione di massa grassa, ma va ad assorbire gli amminoacidi delle proteine, indispensabili per sviluppare i muscoli – e i calciatori – per lo scarso contenuto di carboidrati e, al contrario, l’elevato contenuto di grassi.

A seconda della tipologia assegnata, come per ogni dieta, bisognerebbe ovviamente seguire il tutto alla lettera, perché anche il minimo sgarro potrebbe far riprendere i chili persi in men che non si dica e vanificare così gli sforzi fatti fino a quel momento: questo perché non è concesso nessun “giorno libero” per mangiare ciò che si vuole in libertà, neanche nella fase di mantenimento, dove lo schema rimane pressoché invariato tranne la dose di grassi che dovrebbe diventare “libera”.

La dieta si propone di far ritrovare non solo la forma fisica a tutti coloro che vogliono perdere i chili di troppo, ma grazie a questa – come dichiarato dallo stesso Sears e dai suoi sostenitori – si possono ottenere ben altri benefici psicofisici che possono essere una maggiore concentrazione e lucidità, ma anche un miglioramento dell’umore e della qualità del sonno (con una diminuzione della sonnolenza), una maggiore tonicità muscolare e della fluidità del sangue e ancora una maggiore resistenza alle infezioni, efficienza cerebrale e un maggiore controllo del proprio peso corporeo. La dieta a Zona aiuterebbe anche a contrastare i processi d’invecchiamento nonché ridurre anche i rischi di contrarre malattie cardiovascolari o tumori.

Tuttavia questa riscuote allo stesso tempo un particolare scetticismo da parte di molti medici e dietologi specializzati i quali non possono non evidenziare come la dieta a Zona non sia per nulla bilanciata: un regime alimentare con un tasso proteico troppo alto potrebbe provocare dei danni ai reni per non parlare di un possibile accumulo di acido urico che può portare al conseguente sviluppo di un’uricemia elevata e della gotta. Inoltre, insieme ad un’elevata percentuale di grasso potrebbe far aumentare pericolosamente il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

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