La notizia è di qualche settimana fa e ha fatto subito il giro del mondo, ma come funziona esattamente la dieta mima digiuno o DMD non lo si spiegava da nessuna parte. Chi parlava di riduzione calorica del 30, 50 per cento circa, chi di taglio dell’apporto proteico, nessuno però spiegava esattamente come fare questa dieta miracolosa che con soli 5 giorni di alimentazione controllata al mese promette effetti stupefacenti sullo stato di salute e sui processi d’invecchiamento, oltre che un discreto calo ponderale.

Non si tratta però della solita dieta dimagrante. Valter Longo, biochimico americano e direttore del Longevity Institute dell’University of Southern California (USC) e del Laboratorio di Longevità e Cancro all’Istituto IFOM di Milano è uno che si occupa di salute, processi di invecchiamento e cura di malattie croniche e degenerative più che di prove bichini e negli ultimi anni ha sfornato studi rigorosi sugli effetti dell’alimentazione e del digiuno associati alla chemioterapia e alla cura dei tumori.

E proprio perché è uno scienziato serio è stato ben attento a non fornire i dettagli della sua dieta mima digiuno (ma qualcosa inizia a trapelare) perché sostiene che la dieta va seguita sotto controllo medico e, almeno per ora, solo se si è in buona salute: chi ha problemi, invece, dovrà aspettare ulteriori studi sperimentali e l’approvazione della Food and Drug Administration, l’ente americano che è già stato consultato per ottenere un riconoscimento certificato nel più breve tempo possibile. Già ora, comunque, lo stesso Longo dichiara che il regime non possa essere seguito da pazienti con diabete, da chi soffre di anoressia, da persone in fragili condizioni di salute, da chi ha un indice di massa corporea inferiore a 18 e dagli anziani.

E questo anche se la dieta risulta essere molto meno pericolosa del digiuno vero e proprio «Un digiuno stretto è difficile da sostenere e può anche essere pericoloso, per questo abbiamo sviluppato una dieta complessa che inneschi gli stessi effetti del digiuno» spiega Longo, e continua «Ho personalmente provato sia il digiuno sia il nostro mima digiuno e il secondo, oltre ad essere molto più sicuro, è decisamente più facile da seguire. Lo studio pilota eseguito su un campione di 19 individui ha infatti fatto registrare una compliance (la tendenza a rispettare il programma senza sgarri o abbandoni) del 95%

Ecco allora i punti salienti e qualche indiscrezione in più su questo regime, in attesa che si formino dietologi in grado di fornire menu dettagliati.

  • Il “digiuno” va eseguito al massimo per 5 giorni, consecutivi, ogni mese
  • Si può ipotizzare una fase d’attacco dove la pratica si ripete per 5-6 mesi massimo, per chi deve anche perdere peso.
  • Per un effetto preventivo dell’invecchiamento, invece, dovrebbero bastare 2 cicli da 3 mesi ogni anno, perché gli effetti positivi osservati a livello biochimico sono duraturi e permangono per tre, quattro mesi
  • Nei mesi di trattamento si può mangiare liberamente per 25 giorni senza nessuna modifica alle normali abitudini alimentari.
  • Durante il periodo mima digiuno si distingue l’alimentazione del primo giorno da quella dei restanti 4 giorni.
  • Il primo giorno l’apporto calorico va ridotto del 34% rispetto al normale fabbisogno, il che corrisponde a  1100 calorie scarse per un fabbisogno calorico di 1600, cioè quello indicato per una donna sedentaria di corporatura media, ma ciascuno può calcolare il suo fabbisogno e poi ridurlo di un terzo.
  • Nelle restanti quattro giornate l’apporto calorico cala ancora arrivando al 45% circa del fabbisogno, 725 calorie per la nostra donna sedentaria.
  • L’apporto calorico, però, non è l’elemento fondamentale, importante è il rapporto tra i nutrienti: il gruppo campione, durante l’esperimento, ingeriva uguali calorie ma senza effetti positivi.
  • Nel primo giorno il rapporto tra macronutrienti deve essere 10% proteine, 56% di grassi e 34% di carboidrati.
  • Dalla seconda alla quinta giornata, invece, le proteine copriranno il 9% per cento dell’apporto calorico, i grassi il 44% e i carboidratiil 47%
  • Molto importante anche il rapporto tra grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi e l’apporto di micronutrienti.