Le colonie batteriche che compongono il microbiota di ciascuno di noi sono direttamente influenzate dalle nostre abitudini alimentari.

Lo ha stabilito una ricerca dell’Università della Pennsylvania, coordinata dal dottor James Lewis e pubblicata sulla rivista Science. Lo studio ha interessato 98 individui sani che hanno compilato un dettagliato questionario sulle proprie abitudini alimentari e fornito un campione di feci.

Attraverso macchinari ad alta tecnologia si è quindi sequenziato il codice genetico dei batteri provenienti dal colon dei volontari. È stato così possibile individuare due principali gruppi di batteri, distinti in base alle loro “preferenze alimentari” i Bacteroides che preferiscono una dieta ricca di carne e grassi e i Prevotella che prediligono carboidrati e fibra.

Fin qui nulla di strano, come ha commentato lo stesso Lewis «I batteri intestinali sono costantemente immersi in ciò che mangiamo. Sembra logico che alcune delle differenze tra le flore intestinali di persone diverse siano correlate alle nostre scelte alimentari». 

A questo punto, il team di ricercatori ha voluto vedere se si poteva alterare la flora batterica intestinale cambiando l’alimentazione di 10 volontari, suddivisi in due gruppi, a cui sono state fatte seguire due diverse diete di dieci giorni, strutturate ad hoc dai ricercatori. Quelli del primo gruppo  hanno seguito una dieta ad alto contenuto di grassi e povera di fibre; quelli del secondo gruppo una dieta che privilegiava cibi a basso contenuto di grassi e ricchi di fibre.

È risultato che i batteri che vivono nell’intestino sono sensibili alle variazioni a breve termine della dieta, e si schierano a favore di un tipo o l’altro. Il problema, secondo gli scienziati, sta nel possibile cambiamento a lungo termine e su come questo possa influire sulla salute.

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