La dieta del gruppo sanguigno è l’ultima moda nel campo delle diete; ma fate attenzione, non ci sono prove scientifiche che ne confermino l’efficacia.

Secondo i fautori della dieta del gruppo sanguigno, seguire una dieta apposita per il proprio gruppo sanguigno può fare la differenza; peccato che prove scientifiche abbiano dimostrato che questa proposta alimentare sia fondata su basi inesistenti: nel luglio del 2013 una revisione degli studi sul tema pubblicata dall’American Journal of Clinical Nutrition ha spiegato le motivazioni di tale dichiarazione.

GRUPPI SANGUIGNI

La dieta del gruppo sanguigno è stata inventata da un naturopata (qui alcuni approfondimenti su cos’è la naturopatia), Peter D’Adamo, alla fine degli anni ’90. La teoria di D’Adamo sembra essere basata su concetti plausibili, secondo cui il gruppo sanguigno rivelerebbe le abitudini alimentari dei nostri antenati: il miglior modo per restare più sani e ridurre il rischio cardiometabolico consisterebbe nel nutrirsi evitando cibi digeribili perché inconciliabili con le glicoproteine presenti sulle nostre cellule. Inoltre, delle specifiche proteine che legano gli zuccheri presenti in alcuni cibi, sarebbero, secondo D’Adamo, responsabili di intolleranze alimentari e fastidi se non sono compatibili con il gruppo sanguigno. Il gruppo sanguigno è una caratteristica determinata geneticamente e i diversi tipi si differenziano proprio per queste glicoproteine presenti nel sangue. 

L’ipotesi sostenuta da Peter D’Adamo ha convinto l’opinione pubblica, vendendo oltre 7 milioni di copie del suo libro, intitolato “Eat right for your type”: qui, forniva i consigli alimentari ad hoc, sempre a seconda del gruppo sanguigno. Ad esempio, il gruppo 0 andrebbe d’accordo con una dieta ad alto contenuto di proteine; il gruppo A richiederebbe un’alimentazione vegetariana ed; il gruppo B avrebbe il via libero i latticini ed infine, il gruppo AB potrebbe seguire una dieta intermedia tra le due precedenti.

STUDIO CONTROLLATO

Ahmed El-Sohemy, docente di nutrigenomica all’Università Canadese di Toronto, coinvolgendo circa 1500 persone, ha voluto valutare, grazie ad uno studio controllato, se la dieta del gruppo sanguigno possa avere un reale fondamento. I partecipanti hanno fornito informazioni più che dettagliate riguardo gli alimenti che consumavano abitualmente ed in più, sono stati esaminati a fondo per stabilire anche il loro rischio cardiometabolico. Conseguentemente, ad ognuno di loro è stato assegnato un punteggio di aderenza alla dieta del gruppo sanguigno, valutando quindi se fosse collegato alla presenza di marcatori di pericolo per la salute: se la teoria fosse corretta, il partecipante meno attento al rispetto dell’”emo-dieta”, dovrebbe avere più spesso trigliceridi, colesterolo e glicemia ben oltre i limiti.

NESSUNA PROVA SCIENTIFICA

El-Sohemy afferma che: “L’aderenza ai regimi diversi proposti nella dieta del gruppo sanguigno si associa in alcuni casi a profili cardiometabolici positivi (è il caso di quella per il tipo A, che prevede soprattutto vegetali, o l’AB che consiglia uova e pesce come fonte di proteine, ndr), ma senza alcun legame con il gruppo sanguigno di appartenenza. In pratica è il tipo di alimentazione proposto a essere di per sé più salutare e questo può spiegare perché vi siano persone che affermano di stare meglio seguendo la dieta del gruppo sanguigno. Tuttavia il modo in cui un individuo risponde a un’alimentazione vegetariana o a basso contenuto di carboidrati non ha nulla a che vedere con il gruppo sanguigno a cui appartiene, bensì con la propria capacità di adattarsi a quello specifico regime dietetico”.

L’American Journal of Clinical Nutrition conclude così:

“Al momento non esistono prove che avvalorino benefici sulla salute da parte delle diete basate sul gruppo sanguigno. Per convalidare i presunti vantaggi servono studi che mettano a confronto i marcatori di salute di persone che seguono tali diete con quelli di chi ha un’alimentazione standard”

A cura di Jessica Di Giacomo

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