Impossibile da vedere, ma incredibilmente nociva. Stiamo parlando della depressione, un male che affligge parecchie persone e su cui iniziano a uscire ricerche tese ad accertare i fattori scatenanti.

GENI DELLA DEPRESSIONE

Condotto al Massachusetts General Hospital di Boston uno studio, correlato ad esperimenti compiuti su un campione di ben 300mila persone, di cui oltre 75mila affette da tale patologia. Notevoli le differenze emerse mettendo a confronto i corredi genetici degli individui sani con quelli malati. Individuati infatti 17 geni comuni nelle persone depresse, assenti invece in quelle che non li presentano. A tali sequenze generiche è stato affibbiato il nome di “geni della depressione”. Dei risultati che vanno ulteriormente presi in esame considerando le ulteriori conferme ottenute. I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Genetics, sono stati infatti ribaditi grazie a 2 gruppi di controllo, dando così ulteriore fondatezza al lavoro.

I SINTOMI

La malattia, perché di questo si tratta, consiste in un disturbo dell’umore caratterizzato da prolungati o cronici stati di tristezza, insoddisfazione e insofferenza. Pensieri negativi e distruttivi fanno breccia nella mente dell’individuo che non riesce a reagire o a provare interesse nei confronti della vita. Egli percepisce piuttosto senza speranze il futuro ed è fermamente convinto che tutto vada storto. Ovviamente per diagnosticare la depressione e capirne l’origine, che varia in maniera soggettiva, non basta individuare i possibili geni da cui essa deriva, ma considerare i fattori ambientali e il vissuto del paziente.

ESAMINATO L’ASPETTO BIOLOGICO

Estremamente prezioso lo studio svolto dal Massachusetts General Hospital di Boston, in quanto permette di arrivare a delle conclusioni importanti riguardo l’aspetto biologico. Dati utili a capire come approcciare e combattere questo insidioso nemico attraverso terapie farmacologiche e magari riconoscerla eseguendo pure screening appropriati e specifici, necessari a stabilire la miglior cura a cui sottoporre il paziente.