Il 79% degli italiani tra i 13 e i 49 anni mentre guarda la TV ha davanti agli occhi anche un second screen (l’82% uno smartphone, il 18% un tablet). Una capacità di azioni combinate (ad esempio quelle di guardare un programma televisivo, e nel frattempo twittare), che porta il nome di multitasking: qualità tanto ricercata nel mondo del lavoro, quanto pericolosa, a quanto pare, nella vita “casalinga”. Ad affermarlo è lo psicologo cognitivo Mark Becker della Michigan State University con una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Cyberpsychology.

Becker, infatti, dichiara che questo fenomeno è in crescita e potrebbe rappresentare un fattore di rischio per la salute mentale: “Questi risultati ci portano a considerare anche l’impatto che la pratica di multitasking ha sulle relazioni“. Storia vecchia quindi, considerando come i moderni schermi significhino meno tempo speso in attività sociali, meno attenzioni riservate a famiglie e persone care, più difficoltà a relazionarsi nel mondo reale, in casi estremi anche depressione.

Lo studio è stato effettuato su 319 studenti: coloro che tra questi usavano più dispositivi multimediali contemporaneamente risultavano avere il doppio delle probabilità di riportare sintomi depressivi rispetto a chi ne faceva minor uso. La prossima tappa sarà capire quale combinazione di device usati simultaneamente dà maggiori problemi, e se le persone che soffrono di queste malattie sfruttino il multitasking come una forma di distrazione.

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