Daniele ha negli occhi uno scintillio che suggerisce una sola parola: passione. Passione per il suo sport, il ciclismo, quel correre su due ruote che gli ha regalato tante emozioni, ma soprattutto lo ha aiutato ad ottenere qualcosa che nella vita difficilmente ti viene concessa: una seconda possibilità.

Daniele Colli, 32 anni, ciclista su strada professionista dal 2005 ha vissuto un incubo chiamato tumore per il quale ha seriamente rischiato di perdere l’uso della gamba sinistra e che dopo alcuni mesi di paura e sofferenze è riuscito ad annientare completamente. Forza di volontà, pazienza e soprattutto l’appoggio della sua famiglia sono stati gli ingredienti essenziali per andare avanti, combattere la malattia, ma soprattutto non crollare psicologicamente.

“Il giorno dopo il primo esame – racconta Daniele – sono stato chiamato in ospedale e lo stesso personale che il giorno prima mi aveva salutato calorosamente, si era dimostrato stranamente sfuggente, distratto, quasi sembrava mi evitassero. Entrato nello studio del medico la cattiva notizia era lì ad aspettarmi. E’ stato un fulmine a ciel sereno: un tumore, si sperava non maligno. Sono tornato a casa e mi è sembrato improvvisamente tutto banale, ho aperto la bacheca di Facebook sul mio pc ed improvvisamente tutti gli status altrui mi risultavano stupidi, c’era gente che si lamentava per il tempo, per l’economia del paese, per le solite fesserie che riempiono le nostre giornate… Il primo pensiero che mi è passato per la testa l’ho postato anch’io: ‘Che fantastica storia è la vita…’. C’è voluto più di una settimana per dare la notizia ai miei cari. L’unico mio desiderio era che fosse un tumore benigno”.

E’ dovuto passare un mese prima che Daniele avesse la certezza che il suo tumore fosse benigno (i tempi della sanità italiana, ahinoi, li conosciamo tutti), sono stati diversi gli interventi per rimuoverlo (era arrivato a misurare 5×3 cm), tante le giornate trascorse sulla bici. Sì, perché a molti non sembrerà logico, ma Daniele poteva pedalare, ma non camminare e per diverso tempo si è mosso solo su due ruote senza mai mettere il piede a terra perché il peso del suo corpo caricava così molto meno sul suo ginocchio rinforzando, così, con i giusti tempi i suoi legamenti.

Un messaggio importante quello che Daniele trasmette a chi si trova a dover affrontare una situazione simile: “Il ciclismo è una metafora della vita. Uno sportivo che cade e ha un infortunio, deve rimboccarsi le maniche e avere la consapevolezza che sarà davvero tosta perché quello che lo aspetta è una salita impegnativa, ma esiste anche una discesa e, in fondo ad essa, ad attenderlo, un gran bel traguardo: la vita”.