Ma perché le condizioni delle factory farm sono tanto provanti e terribili per gli animali? Carole Morison prova a spiegare quali sono le condizioni imposte dalle industrie della carne.

IL POLLO A MISURA DI CONSUMATORE

“L’industria crea geneticamente il pollo perfetto per il consumatore, mischiando diverse razze di polli, in modo da ottenere petti molto larghi. I polli crescono ad un ritmo talmente veloce e mettono su peso in modo così innaturale che raggiungono la taglia giusta per il macello in sei o sette settimane, così che le industrie della carne possano produrre carne ad una velocità sostenuta per sostenere la domanda. Guardare questi pulcini crescere a un ritmo tale da non consentirgli di fare che pochi passi prima di collassare esausti sotto il proprio peso o romperso le zampe perché le loro ossa non riescono a reggere il loro stesso peso era una condizione normale. Molti si rovesciavano a terra e morivano d’attacco di cuore.”

L’ATTREZZATURA

“Il controllo sulla fattoria ed il costante controllo sugli aggiornamenti del capannone che ospitava i polli mi facevano infuriare. Era come se avessimo ceduto il nostro conto corrente alla compagnia e loro avessero la possibilità di staccare assegni in bianco dal nostro conto. Se non avessimo dato il consenso alla compagnia di spendere i nostri soldi, la minaccia di terminare il contratto ci veniva subito paventata. Molte volte mi sono dovuta mordere la lingua per non dire agli addetti della compagnia di prendersi il loro contratto e di ficcarselo dove non batte il sole. Quando sia io che mio marito dovemmo smettere di fare altri lavori della fattoria per star dietro ai polli e cercare di mettere giusto il cibo in tavola, non aveva proprio più senso ciò che stavamo facendo. Era come cercare di mantenere una pessima abitudine troppo costosa, di cui non potevamo più fare a meno.”

FARE PACE CON LA PROPRIA COSCIENZA

“Infine, cercai di non vedere tutte queste cose per continuare a vivere nel quotidiano e tirare avanti. Se bloccavo tutto nella mia mente, non dovevo sentirmi male nel fare le cose che stavamo facendo per sopravvivere. L’orgoglio e la testardaggine sono tratti tipici degli allevatori, e perdere la fattoria di famiglia non era nella lista delle cose da fare”.