C’è un’ultima cosa da raccontare sulla storia di Carole Morison e della sua riconversione di allevamento dei polli da factory farm con standard industriali ad allevamento bio. Perchè la felicità di fare un lavoro che rispetta la natura, passa anche tra la comparazione del prima e del dopo, se vogliamo tirare le fila di una lunga storia che ha molto da insegnare.

I POLLI “AL NATURALE”

Naturalmente, non tutto è stato semplice nel processo di riconversione: “Il rischio di esere attaccati nel dire che i polli allevati in modo industriale si comportano come se non avessere un cervello, è vero e reale – spiega Carole -. Sin dal primo giorno, le nostre Ragazze (ndr, le galline) hanno dimostrato il loro istinto naturale a graffiare e razzolare, cercando qualsiasi cosa nel rivestimento del pavimento. Era divertente osservare come i polli “liberati” correvano attorno e razzolavano, come se stessero foraggiando. Nessuno aveva insegnato loro a farlo; era un istinto naturale. Anche imparare a volare… le galline lo hanno fatto da sole, così come il becchettare ovunque. Non ho mai visto dei polli da allevamento industriale fare ciò che le nostre Ragazze fanno, e nemmeno dimostrano in qualche modo di avere degli istinti naturali. Fuori, all’aperto, invece, sanno esattamente cosa fare. Non hanno paura di noi o di nessuno che si avvicini loro. Non hanno bisogno di particolari attenzioni. Crescono al loro ritmo naturale, senza venir su storpie o malate – e non muoiono a centinaia al giorno.”

UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Certamente la storia di Carole costituisce un esempio che in molti altri allevatori strozzati dalle politiche delle factory farm vorrebbero seguire. Ma in tanti hanno paura a compiere questo passo, anche a causa delle minacce a cui le stesse industrie li sottopongono.

“Capisco la paura dell’ignoto che provano queste persone – dice Carole -. E a loro dico che non devono lasciare che le industrie facciano il lavaggio del cervello ai loro produttori, adducendo che il nostro lavoro non si può fare in nessun modo diversamente da quello da loro richiesto. Gli allevatori devono conoscere il proprio mercato attraverso ricerche sulle razze degli animali da allevare, affinché gli animali siano compatibili con il tipo di allevamento che si vuole fare. E poi farsi e fare domande a chi sta già facendo le cose nel modo delle industrie. Sono in tanti ad essere scontenti e ad avere altre idee, proprie idee da condividere. Utilizzate tutte le potenzialità delle vostre strutture, taglierete i costi per la conversione. L’allevamento di transizione è un nuovo mormorio che si sta espandendo nel settore, ed i consumatori stanno cercando alternative ai rifornimenti industriali di “marca”. Non c’è da avere nessuna vergogna nel tentare.”

Un consiglio finale ai consumatori?

“Informatevi da dove viene il cibo che mangiate e come è arrivato sulla vostra tavola. Conoscete i vostri allevatori!”