L’alloro (Laurus nobilis), chiamato anche melauro o lauro, è uno splendido alberello sempreverde della famiglia delle Lauracee che molti conoscono per il suo impiego nelle siepi (sapevate che puà raggiungere l’altezza di 15 metri quando non è “addomesticato” dall’uomo?) e per l’uso delle sue foglie in cucina. Tuttavia, esso è legato all’antico mito di Apollo e Dafne, ereditato poi nel Medioevo con il suo uso come simbolo per riconoscere il trionfo degli eroi e tramandato sino a oggi per i poeti e i laureati. E allora vediamo un po’ di curiosità su questa pianta, che in erboristeria viene trattata alla pari di un’erba officinale.

L’ALLORO: I FONDAMENTALI

Spontaneo nelle regioni temperate dell’area mediterranea, l’alloro è coltivato ovunque. E’ una pianta molto ornamentale, simbolo della poesia e della scienza, che si presta a essere foggiato in modi diversi mediante periodiche potature. Vive in qualunque terriccio e posizione ma preferisce suolo fresco e posizione riparata. Si riproduce facilmente sia per seme che per talea o margotta. Le parti utilizzate in erboristeria sono sia le foglie che i frutti. Le foglie si possono raccogliere in tutte le stagioni dell’anno, essendo un sempreverde; i frutti si essicano al sole o in forno a calore moderato e poi si conservano in barattoli di vetro.

IL MITO DI APOLLO E DAFNE

L’alloro, dal celtico lauer “sempre verde”, nell’antica Grecia era una pianta sacra ad Apollo. Il mito narra infatti come Eros avesse colpito Apollo con una delle sue frecce, facendo nascere in lui una forte passione per la ninfa Dafne. Ma la ninfa fuggì impaurita, e sul punto di essere raggiunta dall’inesistente spasimante invocò l’aiuto degli dèi, che la trasformarono in alloro. Apollo dichiarò quella pianta sacra, e da allora essa divenne simbolo di sapienza, gloria e trionfo. Il dio si cinse il capo con ghirlande fatte con le sue fronde, e stabilì che tutti mortali che si fossero distinti per atti eroici avrebbero potuto fare altrettanto. Fu così che nelle prime Olimpiadi del 776 a.C. ha i vincitori furono incoronati con l’alloro.

IL TRIONFO DEGLI EROI

Nell’antica Roma furono più che altro gli imperatori a ornarsi la testa con l’alloro, pianta che veniva sovente coltivata nei giardini imperiali. Livia, moglie di Augusto, ne aveva piantato nella sua villa un intero boschetto, dal quale venivano raccolte le fronde destinate a formare le corone che celebravano i trionfi degli eroi. Ogni personaggio che avesse ricevuto tale onore era però tenuto a tornare alla villa per ripiantare subito al ramoscello, allo scopo di far moltiplicare le piante e, di conseguenza, i trionfi.

I POETI LAUREATI

Nel medioevo la corona di alloro iniziò a essere considerata un tributo da offrire non tanto a chi avesse compiuto gesta coraggiose, quanto a chi si fosse distinto nella poesia e nella letteratura. L’usanza si radicò nel Rinascimento, e ancora oggi i grandi poeti vengono detti “laureati”. Lo stesso termine “laurea” deriva da questo uso: chi viene riconosciuto come sapiente si può simbolicamente cingere della nobile ghirlanda. A una pianta tanto gloriosa non poteva che essere attribuita, nei secoli passati, una lunga serie di proprietà benefiche. Il sacro alloro, che neanche i fulmini possono colpire, era infatti ritenuto capace di curare ogni tipo di affezione, in modo particolare quelle legate alle articolazioni.