Tutti quanti abbiamo sulle nostre tavole le albicocche in estate, ma quanto ne sappiamo davvero di questo frutto dolce e delicato che riporta alle carovane del Medio Oriente? Scopriamo allora qualcosa di più sulla frutta che mangiamo.

L’ALBICOCCA: I FONDAMENTALI

L’albicocca è il frutto dell’albicocco (Prunus armeniaca L.), alberello della famiglia delle Rosacee che può raggiungere l’altezza di 5-6 metri e noto anche come armellino, grisomolo o meliaca. Il fusto dell’albicocco ha ramificazioni molto divergenti, con i rami più giovani dalla caratteristica colorazione rossastra. Le foglie sono alterne, ovate, con apice acuto e base a forma di cuore, il margine seghettato, e una lunghezza di 8-9 cm. I fiori sono lunghi circa 3 cm, hanno una corolla di 5 petali e solo di colore bianco-rosati. Compaiono nei mesi di febbraio-marzo. I frutti, con il caratteristico solco laterale, sono di colore giallo pallido o intenso, variamente punteggiati di rosso, e maturano in giugno-luglio.

L’albicocco è un alberello spontaneo nell’Asia centrale ed è coltivato in Cina da oltre 4000 anni. Pianta molto rustica, si adatta a qualsiasi terreno benché prediliga posizioni soleggiate. Non richiede particolari cure e la produzione di frutti è molto abbondante. Della pianta si utilizzano sia i frutti che i semi. I frutti si raccolgono in estate, quando i frutti sono maturi, e possono essere conservati in sciroppo o essiccati. Per essiccarli si procede dividendoli a metà con un coltello ben affilato e dopo aver tolto il nocciolo si passano in forno a temperatura moderata per alcune ore. L’operazione va ripetuta per alcuni giorni e, quando cominciano ad arricciarsi, i frutti vanno esposti all’aria  per far perdere l’umidità residua. Il tutto deve avvenire in tempi rapidi  facendo attenzione a non far seccare troppo i frutti; la polpa deve infatti rimanere elastica. I semi, che a seconda della varietà della pianta possono essere dolci o amari, dopo essere stati ben essiccati, possono essere conservati, interi o sgusciati, in barattolo.

IL FRUTTO PORTATO IN EUROPA DA ALESSANDRO MAGNO

L’Albicocco è originario dell’Asia: secondo alcuni proverrebbe dalle regioni centrali, secondo altri dalla Cina. La coltivazione su larga scala non ebbe comunque inizio prima del 300 a.C. Dalla Cina, tramite le carovane dei mercanti, l’albicocco si diffuse poi nel Medio Oriente,  e di qui nei paesi del bacino del Mediterraneo. Questo grazie soprattutto alle spedizioni di Alessandro Magno, che fece conoscere in Occidente diverse varietà di piante  fino ad allora ignote. L’albicocco tuttavia fino al secolo scorso non ha avuto una reale diffusione in Europa e in America.

L’ALBERO DAI FRUTTI PRECOCI

Il nome dell’albicocco ha una lunga storia: esso ha infatti origine dall’arabo al-barquq, a sua volta derivante dal latino praecoquus che significa “frutto precoce”. I Romani, in realtà, avevano chiamato la pianta Armeniacum malum e cioé “melo d’Armenia”; ma una varietà di questi frutti che maturava prima di tutte le altre  finì per dare il nome alla specie nel suo insieme.

UN FRUTTO DA CONSUMARE FRESCO

Le albicocche sono facilmente deteriorabili e difficili da conservare. Tuttavia le proprietà salutari che esse contengono possono essere meglio preservate se i frutti vengono seccati al sole in maniera naturale. In caso contrario è molto meglio mangiarle entro breve tempo dall’acquisto, evitando di conservarle in frigorifero. La buccia dell’albicocca deve essere ben lavata e strofinata con un panno in quanto tende a trattenere i fetilizzanti e i conservanti  impiegati nella coltivazione. Per la preparazione di marmellate, gelatine e succhi è bene utilizzare albicocche ben mature.