L’acido folico è una vitamine idrosolubile importantissima per il benessere del nostro organismo. Esso partecipa alla produzione degli acidi nucleici (DNA e RNA), alla trasformazione dell’omocisteina in metionina ed al metabolismo di altri amminoacidi. L’assunzione raccomandata di acido folico (o vitamina B9) è dunque pari a 200 µg/die, quantità che raddoppia nelle donne in gravidanza. La carenza di questa sostanza può infatti essere causa o concausa di diverse patologie, tra cui anomalie del feto (spina bifida e difetti del tubo neurale), degenerazione cerebrale dell’anziano e ridotta capacità di produrre globuli rossi da parte del midollo osseo, con conseguente insorgenza o aggravamento dell’anemia.

Proprio l’anemia, è una delle più frequenti complicanze imputabili alla ridotta funzionalità metabolica dell’acido folico. Tale condizione può determinarsi a causa di:

  • Carenza alimentare
  • Alterazione dell’assorbimento di acido folico
  • Utilizzo di farmaci che ne ostacolano il metabolismo, come barbiturici e anticoncezionali

L’anemia causata da carenza di acido folico causa la produzione di eritrociti (globuli rossi) immaturi, più grandi, più colorati e meno efficienti rispetto al normale, con conseguente riduzione dei livelli di emoglobina nel sangue, ovvero di quella proteina adibita al trasporto di ossigeno dai polmoni ai vari organi e tessuti del corpo. Tra i sintomi più evidenti di questa particolare forma di anemia si segnalano quindi: spossatezza, pallore, difficoltà respiratorie, problemi digestivi, tachicardia, costante sensazione di freddo a livello di mani e piedi, gengive sanguinanti e irritate, mal di testa cronico ed irritabilità.

Qualora si riscontrino tali sintomi, il consiglio è quello di recarsi dal proprio medico e valutare insieme ad esso la possibilità di sottoporsi ad esami del sangue, al fine di stabilire un trattamento adeguato. Per diagnosticare l’anemia da carenza di acido folico è importante verificare il numero di globuli rossi, i livelli di vitamina B9 e vitamina B12. Giunti alla diagnosi, il medico prescriverà infine una cura supplettiva a base di integratori vitaminici, tra cui, appunto, l’acido folico, da assumersi per via orale o intramuscolo, con dosaggio variabile a seconda della gravità dell’anemia. In linea generale, si è soliti cominciare con una ‘terapia d’urto’ basata sull’assunzione di 15 mg al giorno di acido folico, per poi passare una dose di mantenimento pari a 5 mg/die. Una volta che i livelli di acido folico si saranno stabilizzati, sarà quindi importante introdurre nella dieta gli alimenti ricchi di  vitamina B9, così da prevenire nuovi stati deficitari. I cibi consigliati in questo caso sono: vegetali a foglia verde (soprattutto broccoli e asparagi), pomodori, legumi, frattaglie di bovino, uova e agrumi. Va inoltre ricordato che l’acido folico è una vitamina sensibile al calore e pertanto la cottura ne limita notevolmente l’apporto.