Curare la Sla non è ancora possibile ma la ricerca sta facendo passi avanti per cercare di trovare una terapia in grado di prevenire e combattere questa terribile patologia neurodegenerativa il cui nome per esteso è Sclerosi laterale amiotrofica. Sotto tale ottica appare quindi particolarmente positivo il fatto che un consorzio internazionale di ricercatori guidati dal Kink’s College di Londra e dal Centro Medico Universitario di Utrecht abbia fatto un passo avanti per consentire di curare la Sla, grazie ad un’interessante scoperta.

I ricercatori – tra cui sono compresi anche studiosi italiani – avrebbero infatti intercettato il gene C21orf2 che racchiude al proprio interno una serie di mutazioni genetiche che potrebbero in qualche modo andare a facilitare la comparsa della Sla. Individuare questo gene appare dunque piuttosto importante per fare passi avanti nella ricerca che permetterà di curare la Sla in modo efficace. E si spera il prima possibile.

In realtà i fattori di rischio individuati nel corso di questo recente studio sono stati tre in tutto. Il gene C21orf2 e le sue mutazioni sarebbero però tra i principali responsabili: stando ai primi esiti delle ricerche infatti, la loro presenza causerebbe un aumento del 65 per cento di probabilità di sviluppare la Sla.

I prossimi passi avanti potrebbero dunque portare ad un isolamento di questo gene e alla ricerca di una terapia genica efficace che possa renderlo inoffensivo. Fare tutto ciò potrebbe anche consentire di ottenere terapie strettamente personalizzate, che possano adattarsi ai singoli casi concreti e risultare in questo modo più valide. Una buona notizia per tutti i malati colpiti dalla Sla, una patologia che solo in Italia colpisce da un minimo di uno ad un massimo di tre persone ogni centomila e che è finita sotto i riflettori anche per via del caso dell’ex giocatore Stefano Borgonovo, colpito da Sla e scomparso nel giugno del 2013.