Il cuore artificiale è un è un dispositivo meccanico, studiato per sostituire il cuore di una persona che soffre di insufficienza cardiaca all’ultimo stadio. Il primo trapianto di un cuore artificiale risale al 1982, una procedura rivelatasi estremamente efficace nel sostenere la circolazione del paziente, in attesa di un trapianto cardiaco, con un record di sopravvivenza di quasi due anni. Se la vecchia generazione di cuori artificiali erano tuttavia concepiti come dispositivi temporanei, negli ultimi anni sono stati progettati e realizzati cuori artificiali pensati per essere permanenti, da utilizzare nei casi in cui il trapianto di cuore risulti un’opzione non praticabile. Il primo caso al mondo di cuore artificiale permanente, innestato cioè con l’intento di mantenerlo fino al termine naturale della vita del paziente, risale al 2010.

Si tratta naturalmente di un intervento estremamente delicato, con un’alta percentuale di rischio e che può richiedere anche un mese di ricovero ospedaliero. I principali pericoli, nello specifico, sono correlati a:

  • Emorragie, che possono verificarsi durante e dopo l’intervento, a seguito dell’apertura del torace. Il rischio diviene ancor più alto dal momento che, per evitare la formazione di coaguli, ai pazienti vengono somministrati farmaci anticoagulanti.
  • Formazione di coaguli sanguigni, che possono restringere o occludere il lume di un vaso sanguigno.
  • Infezioni frequenti
  • Rigetto
  • Malfunzionamenti del dispositivo meccanico
  • Reazioni allergiche agli anestetici

L’intera procedura può inoltre richiedere fino a 9 ore, lasso di tempo durante il quale una nutrita equipe di specialisti si avvicenda al tavolo operatorio per eseguire al meglio l’intervento in ogni sua fase. Per prima cosa il paziente viene anestetizzato, collegato alle strumentazioni che permettono di monitorare i parametri vitali e attaccato ad un macchinario per la ventilazione artificiale. Si procede quindi con la toracotomia (apertura del torace) che permette di avere libero accesso al cuore. Il chirurgo scollega quindi il cuore dai vasi, per poi ricollegarli alla macchina cuore-polmone che garantisce la circolazione extracorporea. Si entra così nella fase più delicata, in cui vanno rimossi i ventricoli cardiaci, che andranno successivamente sostituiti con il cuore artificiale. L’operazione si conclude con l’unione dei vasi al nuovo organo cardiaco e la successiva chiusura del torace.