È andato a buon fine il primo trapianto di cuore artificiale magnetico su una giovane 16enne: per la prima volta al mondo il dispositivo è stato impiantato con successo in un paziente pediatrico, ed è avvenuto all’ospedale Bambino Gesù di Roma.

La ragazza rischiava la vita per via di una miocardiopatia dilatativa severa: per questo motivo, in attesa di un vero e proprio cuore, i medici hanno deciso di sostituirlo in via provvisoria con una versione artificiale magnetica.

Per fare sì che l’operazione andasse a buon fine un’équipe del Dipartimento medico chirurgico di cardiologia pediatrica diretta da Antonio Amodeo – responsabile Ecmo e assistenza meccanica cardiorespiratoria – ha svolto un intervento pionieristico per riuscire a far sì che la giovane riuscisse ad attendere sino al giorno in cui un cuore compatibile fosse disponibile.

Il trapianto sulla giovane è andato a buon fine lo scorso 7 gennaio e dopo soli quattro giorni è arrivata la buona notizia: c’era un cuore “in carne e muscolo” compatibile e, quindi, si è proceduto al trapianto l’11 gennaio successivo. “Oggi la ragazza sta bene” ha spiegato il dottor Antonio Amodeo “ed è stata dimessa dall’Ospedale dopo il trapianto cardiaco il primo febbraio“.

Cuore artificiale magnetico: come funziona

Il cuore “magnetico”, chiamato Heart Mate 3 è in grado di ridurre i rischi di eventi pericolosi grazie all’uso di una pompa centrifuga a levitazione magnetica la quale permette di eliminare l’attrito, non solo tra parti meccaniche e sangue, ma anche quello tra le parti meccaniche stesse, andando a mantenere il rotore sospeso prevenendone così l’usura. Tra gli altri vantaggi, questo processo permette di impedire ai globuli rossi di danneggiarsi durante il passaggio del sangue nel dispositivo, andando così a ridurre fenomeni come l’emolisi.

Questo, spiegano gli esperti, può essere utilizzato non come soluzione provvisoria in attesa di un trapianto di cuore, ma anche come soluzione definitiva (destination therapy) per coloro che, per via di certe patologie, non possono sottoporsi a un trapianto dell’organo.

Lo stesso, che negli Stati Uniti è ancora sottoposto a trial clinico, in Europa ha già ottenuto il marchio CE nell’ottobre del 2015: il trial europeo avrebbe dimostrato una sopravvivenza del 98% a 30 giorni dall’impianto e del 92% a 6 mesi. Su 50 pazienti adulti trapiantati, inoltre, non sono state verificati eventi che, generalmente, sono tra le cause principali di morte.