Oggi il lago Aral è una piccola striscia d’acqua salata in mezzo a un deserto. Solo qualche anno fa, nel 2003, però la sua superficie d’acqua era grande più del doppio, e se andiamo indietro nel 1989, il lago Aral era così grande che le popolazioni dell’Asia centrale ancora lo chiamavano “mare” (potete vedere la progressione in queste immagini a fondo articolo). Oggi attorno a quel che resta del “mare” d’Aral c’è sabbia e carcasse… carcasse di barche e di navi che lo percorrevano in lungo e in largo, mentre oggi non sono altro che rifugi per i pastori che portano i loro animali a pascolare qui.

E pensare che se andiamo indietro nel secoli, ad esempio nel periodo corrispondente al nostro Medioevo, tutta la zona dell’Asia centrale, che oggi è ampiamente desertica e stepposa, era una sorta di eden sulla Terra, irrigata dall’Amu Darya e dai suoi affluenti, che davano vegetazione e nutrimento sia alle popolazioni e alle città sparse lungo il loro alveo che ad una gamma di fauna selvatica salla ricchezza impressionante. E così le specie vegetali, che vi crescevano rigogliose.

Come è potuto succedere?

Non è tutta colpa del clima. Anzi, possiamo dire oggi che i cambiamenti climatici poco hanno influito sulla trasformazione da paradiso a deserto di questa zona amplissima, perché la colpa di quello che è il più grave disastro ambientale nella storia del nostro Pianeta è tutta dell’uomo e delle suo opere.

Anche se sembra un paradosso, la causa della desertificazione dell’Asia Centrale è dovuta all’eccesso di irrigazione. Quando queste aree desertiche erano fertili, infatti,  le piene dei fiumi fornivano acqua in abbondanza al mare d’Aral, alimentandolo periodicamente e mantenendo le terre circostanti utili all’uomo per la loro coltivazione.

Tuttavia, quando il governo Sovietico occupò queste zone, il Governo Centrale decise di aumentare l’irrigazione delle terre affinché vi venissero coltivate in quantità enorme piante di cotone, che avrebbero così rifornito i bisogni della Russia. I campi di cotone richiedevano molto più acqua delle piantagioni originarie, e così canali artificiali che andassero a rifornire i campi furono costruiti e messi in funzione. E, per incrementare ancora l’area di produzione, ingenti quantità d’acqua andarono ad alimentare le steppe circostanti per renderle coltivabili e poi anche il deserto.

Crebbero le dighe lungo gli alvei naturali dei fiumi, ed alcuni vennero persino deviati. Come andò a finire, lo potete vedere tutti… quel che resta oggi è solo deserto.