La villocentesi, o prelievo di villi coriali, è un test che permette di diagnosticare anomalie cromosomiche o genetiche a carico del feto ed eseguibile già a partire dall’ undicesima settimana di gravidanza. Si tratta dunque della più precoce tra le diagnosi prenatali e, benché sia sostanzialmente equiparabile all’amniocentesi, rispetto a questa offre il vantaggio di poter eseguire l’esame molto prima, dando l’opportunità alla coppia, qualora fossero rilevate gravi patologie del feto, di procedere con una interruzione della gravidanza in epoca precoce, con minore stress sia dal punto di vista fisico che psichico. Rispetto all’amniocentesi, il prelievo dei villi coriali è tuttavia meno diffuso, in quanto richiede un operatore particolarmente esperto e quindi viene eseguita solo in alcuni centri specializzati.

L’esame dei villi coriali serve a valutare il cariotipo, cioè l’assetto cromosomico fetale ed è solitamente consigliato alle pazienti giudicate ad elevato rischio di anomalie cromosomiche, come donne di età pari o superiore ai 35 anni o che hanno precedentemente avuto un figlio affetto da anomalia cromosomica, come anche in caso di aumentato spessore  della translucenza nucale, di malformazioni fetali rilevate all’ecografia e se i genitori sono portatori di alterazioni cromosomiche (traslocazioni, inversioni, aneuploidie) o ritenuti a rischio per alcune malattie genetiche, come talassemia, emofilia e fibrosi cistica.

L’esame consiste nell’aspirazione di una piccola quantità di tessuto placentare ed è classificato come “invasivo”, seppur relativamente sicuro (il rischio di perdita fetale si attesta attorno all’1-2%). Nella maggioranza dei casi, il prelievo viene eseguito per via transaddominale, mediante l’inserimento di un ago sottilissimo attraverso l’addome della donna, sotto diretto controllo ecografico. È tuttavia possibile, anche se molto meno diffuso, effettuare il prelievo per via transcervicale, cioè attraverso la cervice uterina.

La procedura è davvero molto rapida e quasi totalmente indolore. A seguito del test verrà quindi effettuato il controllo del battito cardiaco fetale e dopo appena un’ora sarà possibile tornare a casa. Si raccomandano solitamente un paio di giorni di riposo e un controllo ecografico a distanza di una settimana dall’esame. Anche i rischi a carico della madre sono ritenuti minimi, possono tuttavia verificarsi perdite di sangue e/o di liquido, contrazioni uterine e infezioni intrauterine con febbre.