I fitofarmaci (o prodotti fitosanitari), sono sostanza impiegate per la protezione delle piante dagli organismi nocivi. Si tratta di composti inorganici, organici naturali e di sintesi, formulati al fine di combattere, prevenire e curare, le infezioni causate da organismi nocivi (quali funghi, batteri, insetti, acari, virus, ecc.) e contrastare o eliminare specie vegetali indesiderate (piante infestanti). Sono dunque largamente utilizzati in agricoltura, ma anche in orti e giardini privati.

A seconda del loro specifico bersaglio, i fitofarmaci si distinguono in: antiparassitari, diserbanti, fitoregolatori, repellenti, modificatori del comportamento e fisiofarmaci.

In base alla loro pericolosità per l’uomo, gli animali e l’ambiente, sono inoltre classificati in: molto tossici- tossici; nocivi;  irritanti;  non classificati. Per l’acquisto dei primi tre è necessaria l’autorizzazione conseguita tramite “patentino”, mentre per i PPO, prodotti per la protezione di piante ornamentali, fiori da balcone, da appartamento e da giardino domestico, l’acquisto è libero. La valutazione del rischio legato all’utilizzo di tali prodotti serve infatti a garantire che, se usati correttamente, non producano effetti nocivi .

I principali rischi connessi all’uso di tali prodotti si distinguono in: rischi sanitari, che contemplano sia l’operatore che esegue il trattamento fitosanitario, che il consumatore che ingerisce tali sostanze attraverso la presenza di residui negli alimenti; rischi ambientali, tra cui la possibile contaminazione delle acque superficiali e profonde; rischi ecotossicologici, ovvero che riguardano la fauna locale (organismi acquatici, mammiferi, uccelli, organismi del suolo, api, ecc.).

Onde evitare che venga arrecato grave danno alla salute e all’ambiente, la legislazione europea disciplina quindi sia la commercializzazione che l’uso dei prodotti fitosanitari, nonchè i livelli dei loro residui negli alimenti. Gli effetti esercitati da tali prodotti sull’organismo umano sono tuttavia molto complessi e difficili da valutare. In generale, è possibile affermare che nessun fitofarmaco sia da considerare totalmente innocuo per l’uomo; difatti tutti rientrano nei così detti “disturbatori endocrini”, ovvero sostanze che alterano la funzionalità del sistema endocrino, “causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie”.  Appare quindi subito chiaro che gli effetti negativi dei fitofarmaci si possano manifestano non solo sul soggetto esposto, ma anche sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive attraverso modificazioni di tipo epigenetico.

Gli effetti dell’esposizione a tali sostanze possono inoltre manifestarsi a distanza di decenni e variare in base alla durata dell’esposizione stessa, al tipo di prodotto, alla sua quantità e al momento in è avvenuto il contatto. Gravidanza, allattamento, vita fetale, infanzia e pubertà sono considerati momenti cruciali, in la vicinanza con tali agenti può comportare effetti particolarmente gravi.

In generale, i principali danni per la salute umana causati dall’esposizione a fitofarmaci sono: diminuzione della fertilità maschile; abortività spontanea, endometriosi, gravidanza extrauterina e parto pre termine;  disturbi autoimmuni; elevato rischio di tumori; deficit cognitivi e disturbi comportamentali; patologie neurodegenerative; disfunzioni ormonali (specie alla tiroide); sviluppo puberale precoce.

I fitofarmaci esercitano quindi un’azione mutagena e cancerogena, possono arrecare danno al sistema immunitario, al sistema endocrino (in particolare alla tiroide), danni neurologici/cognitivi e danni di vario genere alla salute infantile per esposizione in utero, oltre ad aumentare il rischio di patologie neurodegenerative quali il Parkinson.