La notizia è passata sotto banco pressoché in tutti i TG – come sempre, troppo impegnati sul nascente campionato calcistico -: solo qualche giorno fa il record di salita e discesa del Cervino è stato strappato all’italiano Bruno Brunod dallo spagnolo Kilian Jornet, che ha abbassato il tempo a 2h 52′ 02”, portandolo per la prima volta sotto le tre ore. La notizia potrebbe ridursi qui – come in effetti è stato per quei pochi notiziari che l’hanno data -  dimostrando ancora una volta l’ignoranza sull’entità dell’impresa e sui protagonisti della stessa. Persone straordinarie – sia Bruno che Kilian -  che per un pezzo di strada hanno anche corso insieme sul Cervino: “Ero lì con Bruno – racconta Kilian sul suo blog – che è venuto a sostenermi e per un po’ ha corso con me. Per me è stato un momento indimenticabile, che resterà nella mia memoria per tutta la vita, è stato toccante. Se sono arrivato sin qui è stato proprio per persone come Bruno, che mi hanno ispirato da quand’ero bambino“.

KILIAN, IL RAGAZZO CREATO DALLA MONTAGNA

Insomma, non è solo questione di record e di numeri: quando si entra nella storia di Kilian, 24 anni passati a correre su e giù per le montagne di tutto il mondo infrangendo qualsiasi record mondiale, non ci si trova davanti a una vita da sportivo dopato e sponsorizzato, ma davanti alla bellissima storia di un bambino cresciuto tra i Pirenei, che giocava all’aperto dopo la scuola e con una famiglia che lo ha sempre educato a non avere paura della natura ma a far parte di essa.

Del resto, i suoi genitori avevano le montagne nel sangue: nei suoi primi anni di vita, Kilian vive al Rifugio di Cap del Rec, nei Pirenei catalani, dove suo padre lavorava: “Lassù lo sport era l’unico divertimento a disposizione,” racconta Kilian. A 5 anni , con i genitori, Kilian aveva già salito le due cime più alte delle montagne dove viveva, a 7 anni aveva già guadagnato la cima del Breithorn (oltre Quattromila metri) e a 10 anni aveva fatto la traversata dei Pirenei. Nel suo bellissimo libro autobiografico, “Correre o Morire“, racconta come a soli 3 anni sua madre lo iscrisse a una gara di 12 km di sci di fondo, ai quali parteciparono insieme. Oppure, di come spesso partissero tutti insieme in bicicletta per le vacanze, macinando chilometri in montagna. O, ancora, di come spesso uscissero a correre insieme per i boschi di notte, quando non si vedeva niente, e di come abbia così imparato a non avere paura degli altri animali e a “vedere con i piedi”, in una totale fusione con la natura.

Parole di estasi che lasciano incantati e commossi, e che nei racconti di Kilian permettono di entrare nella testa di questo ragazzo straordinario, di leggerne i sogni e sentire tutte le sensazioni della corsa, il terreno sotto i piedi, il dolore, il caldo, il sudore, lo sforzo di ogni impresa, che cessa di essere impresa ma diventa pura emozione, respiro, sopravvivenza. E’ l’essenza dello skyrunning.

IL RAPPORTO CON LA MONTAGNA E LA NATURA

In un bellissimo passo di “Correre o Morire” si legge: “Adesso sono solo. La montagna è tornata grande e io sono diventato una semplice foglia il cui destino dipende da come tira il vento. Però, alla fine, non è questo che cerchiamo quando andiamo in montagna? Quando andiamo a correre sui crinali? Sentirci umani, sentirci insignificanti in questo mondo, piccoli, circondati da una natura con una forza spropositata. Come un neonato smarrito che cerca sua madre per proteggersi dall’immensità di un mondo sconosciuto. E lottare per vincere o, che poi è lo stesso, passare inosservati, senza far rumore per non svegliare l’orco, tra questi giganti che ci circondando, fino a raggiungere le braccia materne“.

Kilian è uno che corre sognando,” ha detto di lui l’alpinista Simone Moro. Ed è proprio questo il centro di tutto: sognare diventa vivere, cosa che in molti dimenticano. “In montagna sei l’unico responsabile delle tue azioni, sia che siano buone, sia che non lo siano. Una realtà di fatto che insegna ad essere umile, positivo, a lottare, a cadere e rimettersi in piedi, fino a trovare la propria strada,” chiosa Kilian.

Se siete dei sognatori o se semplicemente avete dimenticato come si fa, se cercate ispirazione e amate la natura, “Correre o Morire” (Ed. I Licheni 2.0) è sicuramente un libro da leggere: per conoscere Kilian, lo skyrunning, ma soprattutto se stessi.

Qui potete vedere alcune immagini dell’impresa di Kilian sul Cervino

Qui, un emozionante video sul modo di Kilian di vivere lo sport e la montagna