La meningite è un’ infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, le cosiddette ‘meningi’. Si tratta di una malattia di origine infettiva, per lo più virale o batterica, il cui periodo di incubazione varia da 2 a 10 giorni. La forma virale è spesso scatenata da microrganismi appartenente alla famiglia degli enterovirus; è la più comune e tende a risolversi spontaneamente in una decina di giorni. La forma batterica è invece più rara, ma estremamente pericolosa, tanto da rivelarsi fatale nel 5-10% dei casi.

Dal momento che la meningite si caratterizza per la presenza di un numero abnorme di globuli bianchi nel liquido cerebrospinale, la diagnosi si fonda essenzialmente sull’esame del liquor. Questo viene prelevato tramite rachicentesi (procedura altrimenti nota come ‘puntura lombare’) nello spazio tra la 4^ e la 5^ vertebra lombare.

Contestualmente alla puntura lombare, viene normalmente effettuato anche un prelievo di sangue. Entrambi i campioni devono essere infatti esaminati il più velocemente possibile, specie in caso di sospetta meningite batterica acuta, così da determinare il microrganismo responsabile e dare immediatamente inizio ad una terapia antibiotica appropriata. La rapida identificazione dell’ agente patogeno è infatti essenziale per i medici per stabilire la terapia migliore e tenere sotto controllo l’ infezione.

La TAC o una risonanza con mezzo di contrasto, possono poi mostrare come l’ agente patogeno sta agendo sul cervello, fornendo informazioni sulla presenza di un eventuale edema cerebrale, allargamento degli spazi subaracnoidei, ascesso subdurale, ecc.

Possono infine rendersi necessari test di funzionalità epatica e renale, test per verificare la capacità di coagulazione e urinocoltura.