La villocentesi è una tecnica di diagnosi prenatale che consiste nel prelievo di una piccola quantità di tessuto placentare (villi coriali). Questo deriva infatti dallo stesso uovo fecondato, che si è differenziato in embrione, placenta e membrane, così che il patrimonio genetico in esso contenuto risulta identico a quello dell’embrione. La villocentesi viene quindi effettuata per esaminare il cariotipo fetale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche, o per la diagnosi di malattie genetiche. Rispetto all’amniocentesi, la villocentesi presenta tuttavia il vantaggio della precocità diagnostica, in quanto eseguibile fino a 3-4 settimane prima, pur fornendo i medesimi risultati.

E’ possibile effettuare il test diagnostico sia in ospedale che in ambulatori privati; l’importante è affidarsi sempre a personale esperto, poiché è proprio l’esperienza dell’operatore (numero di villocentesi eseguite e numero di casi eseguiti per anno) a determinare la percentuale di rischio, in genere tuttavia molto bassa.

L’intervento avviene sempre a paziente supina e senza effettuare alcun tipo di anestesia. La procedura è infatti velocissima e praticamente indolore. La paziente verrà invitata a sdraiarsi sul lettino e a scoprire il ventre. Verrà quindi effettuato un esame ecografico preliminare, così da valutare la vitalità del feto, rilevarne la biometria e l’epoca gestazionale; localizzare la placenta e valutare il punto più idoneo per l’inserzione dell’ago. Il prelievo dei villi coriali viene infatti effettuato per via transaddominale e consiste nell’introduzione di un sottilissimo ago attraverso l’addome materno, al fine di prelevare una opportuna quantità di villi coriali.

Si procederà quindi disinfettando accuratamente l’addome, dall’ombelico al pube; successivamente l’operatore delimiterà il campo d’azione con dei telini sterili. Localizzato il punto esatto da cui si intende prelevare il materiale fetale, si procederà, per via transaddominale, all’introduzione di un sottile ago. Tutta la procedura viene seguita in tempo reale sullo schermo ecografico. L’ago viene sprinto lungo la placenta, parallelamente alle membrane, per minimizzare il rischio di perforazioni; quindi si aspirano i villi con un ripetuto movimento di vai e vieni.

L’intera procedura dura meno di un minuto. Dopo l’esecuzione del prelievo verrà quindi eseguito un controllo ecografico su feto e placenta. La paziente può quindi tornare a casa, dove sarà invitata a restare a riposo per un paio di giorni, evitando invece sforzi e rapporti sessuali per un’intera settimana.

A seguito della villocentesi, la complicanza più frequente osservata risulta essere l’abortività, con un rischio che si aggira attorno all’1%. Seppur remota, la possibilità di andare incontro ad un aborto dopo l’esame è reale. Prima di decidere di sottoporsi al test è quindi opportuno effettuare con il proprio ginecologo un bilancio tra rischi e benefici, comparando il rischio abortivo con le percentuali di anormalità cromosomiche per età. Per quanto riguarda invece i rischi materni, questi sono molto bassi; possono tuttavia verificarsi perdite di sangue e/o di liquido dai genitali, rottura prematura delle membrane, contrazioni uterine e infezioni intrauterine con febbre.